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	<title>Ariarosa &#187; Viaggiatori senza tempo</title>
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	<description>il blog di Aria Rosa</description>
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		<title>Sull&#8217;aria non so cosa dire</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Feb 2013 23:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<category><![CDATA[Viaggiatori senza tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[Sull’aria non so cosa dire, perché mi manca. Quando qualcosa manca se ne parla, se ne parla senza dire nulla. Nulla di importante, nulla di sostanziale. Nulla che sia letteratura. Dove non c’è conflitto non c’è letteratura. Quest’aria che manca, &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/sullaria-non-so-cosa-dire/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sull’aria non so cosa dire, perché mi manca.</p>
<p>Quando qualcosa manca se ne parla, se ne parla senza dire nulla. Nulla di importante, nulla di sostanziale. Nulla che sia letteratura. Dove non c’è conflitto non c’è letteratura.<br />
Quest’aria che manca, però, potrebbe essere letter-aria.<br />
Le lettere stanno sospese, fluttuano: le vedo danzare e comporsi in messaggi.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/03/Soffione_Andrea_Gallo.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-715" title="Soffione_Andrea_Gallo" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/03/Soffione_Andrea_Gallo-e1362785956332.jpg" alt="Ariarosa_Soffione_foto_di_Andrea_Gallo" width="500" height="373" /><br />
</a><em> © foto per gentile concessione di <strong><a href="http://www.ag-photoart.it/" target="_blank">Andrea Gallo, Milano</a> </strong>__________<br />
<span style="font-style: normal;"><br />
L’aria non si vede. Quando manca si sente.</span></em></p>
<p><em>“Mi manca l’aria, mi togli l’aria”.<br />
</em>Qual è il confine oltrepassato il quale chi mi si avvicina si impossessa della mia aria?<br />
L’aria che occupa il mio spazio vitale, nella quale mi muovo, quella che si sposta con me.</p>
<p>Spostamento d’aria.<br />
Mi muovo e sposto l’aria, sposto piccole porzioni di spazio invisibile, ma non vuoto.</p>
<p>Vuoto d’aria.<br />
Il fiato che si mozza quando, per attimi che scandiscono un tempo sospeso, l’impalpabile elemento in cui galleggiamo abbandona lo spazio e smette di sostenerci.<br />
I fisici lo sanno spiegare con formule e logaritmi.<br />
Il corpo lo avverte con il rivolgimento delle viscere, che si ribellano al sovvertimento dello stato abituale. L’allarme rosso della paura pulsa intermittente nel cuore, nell’attesa angosciata che la caduta si arresti.</p>
<p>Stare senz’aria è come essere senza fiato.<br />
Quando il respiro che ci fa vibrare di vita si ferma, siamo morti. E l’aria cessa di attraversarci. Forse ci lambisce, ma solo esternamente.</p>
<p>L’ora d’aria: nelle prigioni si chiama così la porzione di libertà concessa a chi sta rinchiuso perché dentro le mura l’aria odora di limite.</p>
<p>Ariarosa: ho deciso di colorare questo frammento di aria potabile. Il colore serve a rendersi conto che quest’aria esiste e la posso respirare, ogni volta che lo desidero.<br />
Respiro quando scrivo, mentre la scrittura esce da me.<br />
O forse mi attraversa.</p>
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		<title>Baby Rider</title>
		<link>http://www.ariarosa.it/scrittura/baby-rider/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2013 23:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<category><![CDATA[Viaggiatori senza tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[La bambina guardò la mamma intenta a frugare in borsa, alla ricerca delle chiavi per aprire la cassetta della posta. A Laura piaceva la cassetta della posta: un pertugio custodito sotto chiave che celava messaggi preziosi, così importanti da dover &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/baby-rider/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La bambina guardò la mamma intenta a frugare in borsa, alla ricerca delle chiavi per aprire la cassetta della posta.<br />
A Laura piaceva la cassetta della posta: un pertugio custodito sotto chiave che celava messaggi preziosi, così importanti da dover essere rinchiusi, al riparo da occhi indiscreti.<br />
Quando la mamma apriva lo sportellino ne estraeva buste e fogli fruscianti. Buttava i fogli, lucidi e colorati; teneva le buste, bianche e gialle. Qualcuna aveva un lato trasparente che lasciava indovinare il contenuto. Laura tendeva la mano, la mamma scuoteva la testa e le porgeva i fogli multicolori, infilando le buste nella borsa. Qualche volta le scorreva, una via l’altra prima di impacchettarle e metterle via.<br />
Quel giorno però la mamma indugiava nella ricerca delle chiavi e Laura ben presto si annoiò di attendere. Cominciò a girellare in tondo nell’androne con il triciclo bianco e rosso e pensò che avrebbe potuto imboccare il vialetto per vedere se le riusciva di pedalare veloce anche sulla ghiaia. Fece forza sui pedali facendo schizzare sassolini, mentre il cigolìo delle ruotine le faceva compagnia. Il sole deciso del primo pomeriggio le batteva sugli occhi e così non si accorse di essere giunta al cancello d’ingresso fino a quando non se lo trovò dinnanzi, alto e grigio. Aperto però.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/Baby_Rider_16-02-2013-00-18-02.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-654" title="Baby_Rider_16-02-2013 00-18-02" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/Baby_Rider_16-02-2013-00-18-02-e1360970390665.jpg" alt="" width="500" height="333" /><br />
</a><em>© foto by http://www.flickr.com/photos/sednonsatiata89/<br />
</em><br />
Laura lo infilò decisa.<br />
A sinistra la strada conosciuta; a destra un invitante viale alberato, che le sembrò promettente. Lo prese senza esitare e un sottile buonumore la faceva sorridere.<br />
In fondo al viale una macchia d’alberi polverosi ombreggiava il parcheggio di periferia.<br />
Laura si avvicinò all’auto parcheggiata nell’angolo più lontano: un imponente pick up grigio ferro, vicino al quale parcheggiò con cura il suo triciclo.<br />
Scese e ne controllò l’assetto: le ruotine erano parallele al pneumatico anteriore del pick up e il piccolo manubrio arrivava appena a metà cerchione. Giudicando che il suo bolide fosse così abbastanza al riparo dal sole, Laura si allontanò di qualche passo alla ricerca di attrattive.<br />
Tra lattine arrugginite, un pallone da calcio sgonfio e lastre catramose di vecchio asfalto sconnesso, spuntavano ciuffi d’erba tenaci e margheritine cocciute.<br />
Laura rifletté: torte di terra o mazzolino di margherite?<br />
Torte di terra.<br />
Stava decorando la sua opera con bei ciottoli lucenti quando la mamma arrivò correndo.<br />
La sollevò da terra come un tornado.<br />
La abbracciò così stretta che &#8211; con il fiato mozzo &#8211; Laura comprese di aver fatto una torta bellissima.</p>
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