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	<title>Ariarosa &#187; Tappo Letterario</title>
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	<description>il blog di Aria Rosa</description>
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		<title>Cuor di Leoncino</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 06:43:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scrittura]]></category>
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		<description><![CDATA[Fino a ieri ero a letto con la febbre. Ho le gambe malferme, ma mi sforzo di camminare regolare. Se Gianna si accorge che sto male si torna a casa e sono giorni che aspetto di andare al circo. Il &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/cuor-di-leoncino/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a ieri ero a letto con la febbre. Ho le gambe malferme, ma mi sforzo di camminare regolare. Se Gianna si accorge che sto male si torna a casa e sono giorni che aspetto di andare al circo.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/03/Leoni.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-698" title="Leoni" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/03/Leoni-e1362724687235.jpg" alt="Ariarosa_Coppia di leoni" width="500" height="311" /><br />
</a><br />
Il telone di plastica verde e rosso sbatte al vento. Si sente odore di cacca, come in campagna. Passano acrobati fasciati di lamé, pagliacci truccati di bianco, naso rosso e parrucca verde. Strizzo gli occhi cercando di intravvedere qualche animale attraverso le fessure del tendone. Versi esotici. Elefanti? Le scimmie che versi faranno? Ci saranno anche i coccodrilli? E gli ippopotami? Chissà se nel tendone c’è una piscina…</p>
<p>In coda per i biglietti mi nascondo dietro a mia sorella, dondolando da una gamba all’altra. Sono stanca ma resisto. Guardo preoccupata tutta questa gente davanti a noi: non è che magari non c’è abbastanza posto per farci entrare tutti?</p>
<p>Finalmente tengo in mano il mio biglietto: una tigre a fauci spalancate, un leone, nel mezzo un pagliaccio con due giraffe ai lati, sullo sfondo cavalli impennacchiati cavalcati da amazzoni in paillettes. Il clown all’ingresso strappa un lembo del biglietto, per fortuna il leone è rimasto tutto intero, solo una giraffa ha perso un po’ di collo.</p>
<p>La segatura della pista mi pizzica il naso, ma trattengo lo sternuto. Guai se Gianna mi sente. Ci siamo: i nostri posti sono proprio davanti. Luce, brusìo di gente, rumore e musica. Sulla nostra testa una ragazza magra magra vola da un capo all’altro del tendone, penzolando dal trapezio.<br />
Cavalli e pony fanno inchini scuotendo criniere infiocchettate, cani sapienti abbaiano a tempo, zampe d’elefante pesanti come incudini sfiorano i domatori. Ammutolita, me ne sto seduta buona a guardare gli uomini che montano griglie di metallo, il cui clangore echeggia sotto il tendone. I leoni ruggiscono. I pagliacci fanno il giro della pista schizzando lacrime e picchiandosi con grossi martelli gialli di plastica.</p>
<p>Un pagliaccio si avvicina tenendo in braccio un piccolo leone. <em>“Ciao piccola, come ti chiami?” </em>mi chiede, mentre lo guardo incredula. <em>“Lo vuoi accarezzare?”</em> dice indicando il leoncino.<br />
Non riesco a spiccicare parola, deglutisco piano, mi sento la gola secca e ho paura di tossire. Sbircio di sottecchi Gianna e tendo le braccia. Il pagliaccio mi porge il leoncino. Mi tremano le mani: lo appoggio sulle gambe. Pesa. Sbadiglia con la lingua di fuori, proprio come fanno i gatti e mi si accoccola contro.</p>
<p>Sfioro la pelliccia profumata di calore e segatura. Lo gratto piano piano e trattengo il respiro.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/03/Circo_verticale_mimmo-rotella-circo-orfei-pag-100.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-703" title="Circo_verticale_mimmo-rotella-circo-orfei-pag-100" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/03/Circo_verticale_mimmo-rotella-circo-orfei-pag-100-e1362724860332.jpg" alt="Ariarosa_Circo_Biglietto" width="500" height="732" /></a></p>
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		<title>Afro taxi driver</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 16:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono le tre del mattino: Sandro ed io stiamo uscendo da Les Bambous, dopo il concerto di musica afro e cerchiamo un taxi. Ne arriva uno che scarica tre signori ubriachi e fa salire noi, ripartendo mentre loro cercano di &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/viaggi/afro-taxi-driver/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono le tre del mattino: Sandro ed io stiamo uscendo da Les Bambous, dopo il concerto di musica afro e cerchiamo un taxi. Ne arriva uno che scarica tre signori ubriachi e fa salire noi, ripartendo mentre loro cercano di introdursi nell&#8217;abitacolo, infilando testa, spalle e braccia nel finestrino per offrirci della birra.<br />
Nell&#8217;auto siamo in quattro: Sandro, io, il tassista ed un signore che inizia la conversazione di rito: <em>“Ca va? Français?&#8230; Espagnols?&#8230; ah! Italiens!&#8230; Italiano, como va? como stai?”<br />
</em>Appurato che siamo italiani e alloggiamo all&#8217;associazione Siraba, ci aggiorna sulle sue conoscenze in seno all&#8217;organizzazione. Sul suo viso affiora un lieve disappunto nello scoprire che quelli che conosco io non sono quelli che conosce lui. Parla, parla, parla. Il tassista guida in silenzio. Si ferma a caricare un altro tizio e scarica il conversatore ad una stazione di servizio.<br />
Riparte. Dopo un po&#8217; frena di colpo e carica due signore in abiti succinti. Riparte. Gira a destra, a sinistra, a destra. Gira in tondo. Strade sterrate, polvere. Gira a destra, a sinistra. Sembra di stare sempre allo stesso punto e in effetti, dopo un po&#8217; ci ritroviamo di fronte a Les Bambous, da cui eravamo usciti mezz&#8217;ora prima. Le signore sono arrivate. Il tassista riparte. Non torna indietro. Prosegue e continua a girare a destra e a sinistra in questa città fatta di tanti settori tagliati da strade. Alcune asfaltate. Poche. La maggioranza sono piste di sabbia, polvere e spazzatura, che separano una fila di case dall&#8217;altra.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/Afro_taxi_driver_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-602" title="Afro_taxi_driver_2" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/Afro_taxi_driver_2-e1360511989277.jpg" alt="" width="500" height="336" /><br />
</a><em>© foto by Marcell Claassen &#8211; http://www.flickr.com/photos/marcell_claassen/</em></p>
<p>In auto siamo sempre in quattro: Sandro, io, il tizio ed il tassista, che ora si ferma a caricare una ragazzetta con due fagotti. Dopo un po&#8217; il tizio scende. Il tassista cambia direzione e si inoltra nel nulla buio di un quartiere che potrebbe essere situato in qualunque punto cardinale della città. Buio totale. Buche profonde. Procediamo a sobbalzi e svoltiamo a sinistra, costeggiando un muro alto, color fango. Sempre buio, molto buio. Nemmeno le case sono illuminate: ci fermiamo in un vicolo più buio degli altri. Il tassista spegne i fari prima di arrestare il motore e in quegli attimi di nero assoluto la ragazzetta scende e sparisce in una casa buia, con i suoi fagotti.</p>
<p>Ripartiamo, proseguendo in linea retta finché, sobbalzando, ci ritroviamo su una strada asfaltata. Viaggiamo spediti. <em>“Vedrai che ora ci porta a casa”</em> sussurro a Sandro.<br />
Stiamo procedendo da qualche minuto nella medesima direzione, quando il conducente frena, inchiodando il taxi nel bel mezzo di un incrocio. Non ha lo specchietto: si volta per fare marcia indietro e, sorridendo, ne approfitta per dirci: <em>“Client!”<br />
</em>Marcia indietro e ardita svolta a sinistra contromano.</p>
<p>Il “cliente” è una <em>maman</em> grassa, seduta su tre sacchi di plastica, stracolmi di qualcosa. E&#8217; vestita a festa: pagne giallo e blu e un bel foulard bianco e azzurro. Intorno a lei sono disposti i bagagli, in ranghi ordinati: due fagotti di tela, tre secchi di plastica, una cesta, alcune conche impilate una sull&#8217;altra e un numero imprecisato di catinelle di plastica e di metallo. Al nostro arrivo compare correndo una donna, che trascina fuori da un&#8217;abitazione qualche altra borsa. Il tassista scende e carica i bagagli. Tutti. Non ci stanno, ma lui li carica lo stesso: portabagagli aperto e via. La signora sale davanti e il tassista e la donna le stipano in braccio e tra le gambe qualche altro collo.</p>
<p>Si riparte. Questa volta nella direzione della strada in cui la <em>maman</em> attendeva e che si trova – esattamente – in senso opposto alla direzione verso la quale stavamo procedendo prima di raccoglierla.<br />
Il tassista guida tranquillo. Scarica la <em>maman </em>con le sue masserizie, per rimpiazzarla dopo poco con un&#8217;anziana che – a giudicare dalla mole dei bagagli &#8211; sta traslocando.<br />
Quando decide infine di scaricarci a casa è passata oltre un&#8217;ora e mezza.<br />
E’ quasi l’alba.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/Afro_taxi_driver.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-605" title="Afro_taxi_driver" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/Afro_taxi_driver-e1360512092355.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
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		<title>In tee scoasse (Simple Customized Optimized Analytic Super Search Engine)</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jan 2013 16:27:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recupero il sacchetto di plastica dal secchio e ne rovescio il contenuto sui fogli di giornale stesi in terrazza. Infilo i guanti di gomma e mi accuccio sui talloni per rovistare in quell’ammasso umido. Mi vengono i conati, ma tengo &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/in-tee-scoasse-simple-customized-optimized-analytic-super-search-engine/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Recupero il sacchetto di plastica dal secchio e ne rovescio il contenuto sui fogli di giornale stesi in terrazza. Infilo i guanti di gomma e mi accuccio sui talloni per rovistare in quell’ammasso umido. Mi vengono i conati, ma tengo duro.<br />
Frugo tra bucce di patata e fondi di caffè, cicche e mozziconi, resti di cibo e cartacce. Ieri sera risotto e purée &#8211; accidenti! &#8211; e anche frittata.<br />
Mi alzo a fare una sosta per respirare, sennò vomito. Inspiro, espiro, e mi rituffo nelle <em>scoasse</em>. Troppa fretta non aiuta: rischio di trovare un bel niente. Procedo con rigore scientifico.<br />
Infilo decisa le mani nel mucchio, facendomi largo tra gusci d’uovo e tovaglioli di carta bagnaticci.</p>
<p>Lampo di dolore. Qualcosa ha forato la gomma del guanto bucandomi il dito, proprio sotto l’unghia dell’indice: stuzzicadenti smozzicato, ma ancora aguzzo.<br />
Sosta obbligata per verificare l’entità del danno.<br />
Sfilo il guanto destro e mi guardo l’unghia sanguinante. Domino l’istinto di succhiarla: entro in cucina e, mentre sciacquo la mano sotto il getto d’acqua, vedo con la coda dell’occhio la Nana che si alza dalla cuccia per trotterellare allegra verso il pattume. Mollo lì le operazioni di cura e disinfezione e la inseguo, riuscendo a placcarla un istante prima che si lanci con entusiasmo canino in mezzo ai rifiuti.<br />
Chiusa l’offessissima Nana in camera, incerotto il dito e torno in cucina, dove il rubinetto rimasto aperto ha fatto traboccare il lavello, allagando la stanza. Dopo aver asciugato il pavimento, stramaledicendo cani e stuzzicadenti, torno alla mia priorità: ravanare nella spazzatura.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/Scoasse.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-621" title="Scoasse" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/Scoasse-e1360514036506.jpg" alt="" width="500" height="312" /><br />
</a><em>© foto by Marcello DR &#8211; http://www.flickr.com/photos/10944542@N06/</em></p>
<p>Rimetto i guanti e aggiungo altri fogli di giornale, sparpagliandoci sopra con metodo l’immondizia. L’odore è acre: arrivano le mosche a farmi compagnia. Procedo con cautela, casomai ci fossero altre insidie in agguato.<br />
Scorze di gorgonzola, delizioso! bustine di the, bioccoli lanosi di pelo di cane. Attenzione… cocci! Maurizio deve aver rotto qualcosa a mia insaputa. Scartoccio fazzoletti di carta e apro una ad una, svolgendole con pazienza, tante minute pallottole di stagnola.<br />
Gocce di sudore mi colano sugli occhi. Con il dorso della mano strofino il naso che prude. Per non fermarmi a soffiarlo reprimo lo sternuto, arricciando le narici. Le mosche ronzano, Nana abbaia, indignata per la reclusione, i giornali – fradici di liquidi organici – si strappano.</p>
<p>Pausa. Rientro in casa e caccio la testa sotto il rubinetto.<br />
Questo è un lavoro da fare con il fresco.</p>
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		<title>Ma&#8230; poi&#8230; non so</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 15:25:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Guardo la schiena e la vedo alta come un muro. Marco sta seduto sul bordo del letto &#8211; la testa bassa &#8211; e guarda per terra. Mi volto, aggrovigliandomi nelle lenzuola stropicciate e umide e stiro le gambe, scrollandomi dal &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/ma-poi-non-so/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guardo la schiena e la vedo alta come un muro. Marco sta seduto sul bordo del letto &#8211; la testa bassa &#8211; e guarda per terra. Mi volto, aggrovigliandomi nelle lenzuola stropicciate e umide e stiro le gambe, scrollandomi dal torpore del sonno interrotto.<br />
La luce sul comodino di Marco illumina la sveglia: sono le tre.<br />
Muovendomi ho svegliato Neve, che uggiola piano e si risistema ai miei piedi. Orso invece è sveglio e agita la coda, che sbatte contro il letto con cadenza regolare. I suoi occhi cercano quelli di Marco e il naso umido e rossiccio si alza a fiutare qualcosa.</p>
<p>La schiena si muove al ritmo affannoso del respiro, mentre le mani poggiano sui bordi del letto e le braccia si tendono nello sforzo di reggere il busto e di dare la spinta al resto del corpo per alzarsi. Tra poco andrà in bagno, strascicando i piedi e cercando sostegno sul muro e sui mobili: camminerà piano, seguito da Orso che continuerà a guardarlo con amore interrogativo, speranzoso che i movimenti preludano ad un&#8217;uscita imprevista, anche se ormai, da mesi, le uscite si sono fatte sempre più rare e più brevi. Orso lo segue, mentre io fingo di dormire. Marco, concentrato sul suo malessere, non si è accorto di avermi svegliato o non gli importa e io ne approfitto per raggomitolarmi in silenzio.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/FerruccImage.png"><img class="alignnone size-full wp-image-594" title="FerruccImage" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2013/02/FerruccImage-e1360510654907.png" alt="" width="500" height="666" /></a></p>
<p>Mi sono innervosita: sento il battito del cuore che mi pulsa nell&#8217;orecchio appoggiato al cuscino, la luce mi da fastidio, ma se la spengo Marco accenderà quella in corridoio e imprecherà sottovoce, ma abbastanza forte da farsi sentire. Da quando si è ammalato abbiamo smesso di dirci le cose. Parlare&#8230; parlare si parla: comunicazioni di servizio. <em>Come stai, quando torni, che ore sono, cosa ti ha detto il dottore, che si mangia oggi, cosa ti serve in farmacia</em>. Frasi neutre, utili per evitarne altre.</p>
<p>Come sta, lo so: sta male. Giorno per giorno gli si scavano le guance e le parole che escono a fatica dalle sue labbra sono pronunciate con un tono sommesso e incazzato. Il suo corpo, da solido è diventato tremolante: la pelle pallida e gialla, i movimenti incerti, ma la cosa peggiore è quella bavetta biancastra che gli affiora agli angoli della bocca quando respira e della quale non si rende conto.<br />
Nel letto la distanza tra i nostri corpi è segnata dalle schiene che si voltano l&#8217;una contro l&#8217;altra. Lui si gira per trovare sollievo ed io per non sentire il suo sudore e il suo calore febbricitante.</p>
<p>Quando non ci sarà più come sarà? Forse mi sentirò in colpa per gli atti mancati e i pensieri stizziti, ma&#8230; poi&#8230; non so&#8230;</p>
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		<title>La tasca</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2012 16:18:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La lampadina all&#8217;esterno dell&#8217;imbarcadero diffonde un chiarore giallastro, reso inutile dalla luce dell&#8217;alba. L&#8217;ombra del ragazzo con le mani affondate nelle tasche del giubbotto si allunga sul pavimento. Accanto a lui, appoggiato al vetro, un ragazzo riccio, con il naso &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/la-tasca/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lampadina all&#8217;esterno dell&#8217;imbarcadero diffonde un chiarore giallastro, reso inutile dalla luce dell&#8217;alba. L&#8217;ombra del ragazzo con le mani affondate nelle tasche del giubbotto si allunga sul pavimento. Accanto a lui, appoggiato al vetro, un ragazzo riccio, con il naso sprofondato nel bavero del piumino, si guarda la punta degli scarponi. Ai suoi piedi c&#8217;è una sacca di tela impermeabile, blu e bianca.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2012/12/foto_per_testo_18_dicembre.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-616" title="foto_per_testo_18_dicembre" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2012/12/foto_per_testo_18_dicembre-e1360513363427.jpg" alt="" width="500" height="666" /><br />
</a><em>© foto by Roberto Ferrucci &#8211; http://www.robertoferrucci.com/wordpress/</em></p>
<p>Ogni giorno la stessa menata &#8211; sospira il ragazzo riccio fissando il punto da cui comparirà il vaporetto &#8211; sarà pieno di gente, non la sopporto, la gente, facce livide di sonno e fiati puzzolenti. E poi un&#8217;altra giornata a sentir sbraitare il capo cantiere.<br />
Quando cambierà? si chiede, incassando il collo tra le spalle per proteggersi dal vento. Non cambierà, ovvio. Non può cambiare, devo lavorare, ho bisogno dei soldi, anche se non mi bastano mai.<br />
Tira su con il naso e la mano destra, nella tasca, rovista per cercare il leggero involucro di stagnola ripiegata. Lo stringe e il contatto lo rassicura.<br />
Lo zaino del coetaneo vicino a lui attira il suo sguardo: è rosso, con le stringhe blu.<br />
Quando andavo a scuola il mio era nero, ricorda, la scuola, che rottura! meno male che è finita. Ero sempre al verde, non che adesso sia diverso. <em>Con quello che guadagni tu c&#8217;è chi ci mantiene una famiglia</em> &#8211; sente sua madre che lo rimprovera, lamentosa, agitandogli sotto il naso l&#8217;estratto conto della banca. Scuote la testa e la mano allenta la presa sulla stagnola. Con la mano sinistra fruga nell&#8217;altra tasca, ne estrae un fazzoletto e ci si soffia forte il naso.<br />
Dai, muoviti maledizione, dice incitando il vaporetto in arrivo, muoviti che se arrivo prima del capo vado al bar: un caffè al volo e mi fiondo nel cesso. La mano nella tasca stringe la stagnola.</p>
<p><em>“Tronchetto, Piazzale Roma, Ferroviaaa, attenzione al passo”</em>.<br />
All&#8217;urto del battello contro la piattaforma, barcolla. Raccoglie la sacca, sale sul vaporetto, si rintana in un angolo, vicino alla cabina del pilota, aggrotta la fronte e tira su con il naso, rituffando la mano in tasca.<br />
Le dita brancolano nella tasca vuota e si infilano in un buco della fodera.<br />
Serra i denti e le nocche scrocchiano, mentre stringe il pugno. Ficca la mano sinistra nell&#8217;altra tasca estraendone un fazzoletto di carta appallottolato. Di tasca gli cade un guanto di lana blu. Lo raccoglie di scatto e lo scuote. Spiana il fazzoletto, lo scuote, lo riappallottola, lo sgualcisce.<br />
Incurante del naso che gli sgocciola, getta il fazzoletto in acqua e bestemmia sottovoce.</p>
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		<title>Lei, lui, bacio</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Dec 2012 14:46:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lei è così grassa che malgrado la giovane età respira affannosamente, mentre le si diffonde intorno un lezzo di brodo e aglio. Non guarda le persone ma, con il placido sguardo da mucca perso nel vuoto, si limita a spostare &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/lei-lui-bacio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lei è così grassa che malgrado la giovane età respira affannosamente, mentre le si diffonde intorno un lezzo di brodo e aglio. Non guarda le persone ma, con il placido sguardo da mucca perso nel vuoto, si limita a spostare gli occhi e, come una gonfia ruminante passa allo scanner ciò che la circonda, in cerca di qualcosa da brucare.<br />
Il suo abbigliamento è quello tipico delle depresse che nutrono il loro bisogno con pizzette e patatine: pantaloni della tuta con elastico in vita, maglietta informe, felpa blu con cappuccio, sciarpetta rosa drappeggiata sulle forme.<br />
E&#8217; seduta, ma non sembra stia comoda. Per chi pratica con costanza l&#8217;attività dell&#8217;incursione notturna nel frigo, anche stare seduta su una sedia può diventare uno sport estremo. Accavalla le gambone e picchietta nervosamente per terra con un piedino calzato di scarpa da ginnastica nera, con lacci allentati, segno che l&#8217;operazione chiusura stringhe, resa ardua dalla massa critica dello zampetto di porco, non è stata portata a termine con successo.<br />
Tra le mani salsicciotte stringe una borsa di tela rosa, fatta a sacco. La tiene in grembo come fosse uno scudo, ciancicandola.<br />
Ha un viso regolare, pelle liscia e una bocca di quelle che fanno perdere il lume della ragione ai maschi ossessionati da attività ludico ricreative di tipo orale. I capelli sono biondi e lucenti, appena stirati con la piastra.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2012/12/Cicciona_by_Spidermac_10-02-2013-16-04-27.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-585" title="Cicciona_by_Spidermac_10-02-2013 16-04-27" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2012/12/Cicciona_by_Spidermac_10-02-2013-16-04-27-e1360508768823.jpg" alt="" width="500" height="564" /><br />
</a><span style="font-style: italic;">© foto by Spidermac &#8211; http://www.flickr.com/photos/spidermac/</span></p>
<p>Lui è inquieto. Si è incuneato in un angolo della sala d&#8217;attesa, e da lì gira lo sguardo intorno, massaggiandosi il mento e arricciando il naso come un cane che fiuta. Dimostra una trentina d&#8217;anni, ma ha già la pancetta. La calvizie incipiente gli conferisce un&#8217;aria da frate, accentuata dal vezzo di incrociare le manine grassocce sull&#8217;adipe. Indossa terrificanti calzoncini marrone a metà polpaccio e sandaletti con calzino corto.<br />
I suoi occhi azzurrissimi e trasparenti fissano la cicciona, che accenna un sorriso e sporge in fuori le labbra, ammiccante.</p>
<p>Incoraggiato, lui si avvicina e le si siede accanto. Si sporge verso di lei e le dice qualcosa. Lei sussulta e ridacchia, cominciando a frugare nella sacca con la testa abbassata e una ciocca di capelli che le spiove sul viso.<br />
Lui si fa più vicino, sussurrandole qualcosa all&#8217;orecchio.<br />
Lei ride gettando indietro la testa.<br />
Si volta verso di lui e le loro fronti quasi si sfiorano, ma lei si scosta e continua a rovistare nella borsa.</p>
<p>Mentre lui cerca di cingerle le spalle, la mano di lei riemerge dalla sacca stringendo un bacio perugina molliccio e il volto le si illumina di un sorriso beato.</p>
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		<title>Sto guardando questa cosa e&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2012 11:23:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Devo fare in fretta, la messa sta per iniziare e a me piace la puntualità. Il ginocchio scricchiola. Mi siedo sul sellino della bicicletta e con cautela sposto il peso sulla gamba destra, quella più malandata. Pedalo, regolando l’andatura sul &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/sto-guardando-questa-cosa-e/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Devo fare in fretta, la messa sta per iniziare e a me piace la puntualità.<br />
Il ginocchio scricchiola. Mi siedo sul sellino della bicicletta e con cautela sposto il peso sulla gamba destra, quella più malandata. Pedalo, regolando l’andatura sul mio ansimare così quando comincio ad andare in apnea rallento. Finiti i tempi in cui “si correva la cavallina”.<br />
L’afa contribuisce all’affanno. Stringo le manopole del manubrio con dita appiccicose senza distogliere lo sguardo dalla strada. Qua si deve stare sempre attenti a dove si mettono i piedi. E in bicicletta ancora di più: attenti ai camion, attenti alle macchine, attenti ai pedoni incauti che ti camminano sulla pista ciclabile. Attentissimi! non si sa mai da dove ti arriva il pericolo! mica come quand’ero giovane…<br />
Mi concentro sulla pista per evitare le buche, ma non è una buca quella che ad un tratto mi fa sobbalzare. È uno strano oggetto, abbandonato per terra, sotto un platano.</p>
<p>Cosa sarà mai?</p>
<p>Rallento. Sento fischiare il respiro, mentre il cuore mi rimbomba nei timpani. Sbatto le palpebre per mettere a fuoco questa cosa colorata: un bastone? Strano… un bastone color rosa, anzi forse butta un po’ sull’arancione. Mi avvicino per vedere meglio.<br />
Oddio! E se fosse un’arma? Un proiettile? La forma è quella.<br />
Guardo meglio: l’oggetto ha una specie di pulsante, come quello dell’aggeggio &#8211; regalatomi da mia figlia &#8211; che uso per frullare il minestrone.<br />
Bottone? Detonatore! E se fosse una bomba? Una bomba a orologeria? Se ne sentono tante, di questi tempi… con tutti questi extracomunitari terroristi che nascondono le armi nelle moschee.</p>
<p><a title="CC licenses" href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-536" title="AR_Scrittura_STO_GUARDANDO_QUESTA_COSA_E_1800046146_0850bc76be_z" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2012/12/AR_Scrittura_STO_GUARDANDO_QUESTA_COSA_E_1800046146_0850bc76be_z.jpg" alt="" width="470" height="640" /></a></p>
<p>Chiamo il vigile che sta davanti alla chiesa per far attraversare i pedoni e, dopo avergli brevemente spiegato che si tratta di un’emergenza, lo accompagno al luogo del ritrovamento sospetto.<br />
Mi segue con le sopracciglia corrucciate, frugandosi in tasca per cercare il cellulare.<br />
<em>“Ecco!”</em> indico la cosa, tenendomi a prudente distanza, ma resto nei paraggi. Quando arriveranno i carabinieri e la polizia voglio esserci. La bomba l’ho trovata io e la tivù dovrà per forza intervistarmi. Magari passano il servizio già oggi, al tiggì di mezzogiorno.</p>
<p>Un ronzìo e una risata interrompono le mie elucubrazioni. Il vigile impugna la bomba e la agita sghignazzando.<br />
<em>“Ma è matto? Stia attento che ci fa saltare per aria!”</em> gli urlo.<br />
<span style="font-style: italic;">“Signora, ma non l’ha mai visto un vibratore?”</span></p>
<p><em>“Io? No. Ai miei tempi per schiacciare la verdura si usava il setaccio. Vorrà dire che  chiederò a mia figlia di regalarmene uno per Natale.”</em></p>
<p><em>[Fonte: <a href="http://www.today.it/commenti/articoli/bomba-vibratore-montebelluna-nonna/16823" target="_blank">http://www.today.it/commenti/articoli/bomba-vibratore-montebelluna-nonna/16823</a>]</em></p>
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