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	<title>Ariarosa &#187; social media marketing</title>
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	<description>il blog di Aria Rosa</description>
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		<title>A scuola di Personal Branding da Pinocchio</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 09:55:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Competenze essenziali all’epoca di web 4.0? Leggere, scrivere, far di conto. Oggi, confrontandomi con l&#8217;interessante quesito posto dal collega Davide Dal Maso su quali siano le competenze essenziali per il profilo di un ADDETTO VENDITA, ho visto dai commenti che &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/web/a-scuola-di-personal-branding-da-pinocchio/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><strong><span style="font-size: 16px;">Competenze essenziali all’epoca di web 4.0?<br />
</span><span style="font-size: 16px;">Leggere, scrivere, far di conto.</span></strong></h3>
<div><span style="font-size: 16px;">Oggi, confrontandomi con l&#8217;interessante quesito posto dal collega <a href="https://www.linkedin.com/in/davidedalmaso95/" target="_blank">Davide Dal Maso</a> su quali siano le competenze essenziali per il profilo di un ADDETTO VENDITA, ho visto dai commenti che <strong>l&#8217;importanza del Personal Branding è ritenuta cruciale.</strong><br />
Ma come si fa a costruirlo quando si hanno 18 anni &#8211; a volte anche meno?</span></div>
<p><strong><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2019/02/Pinocchio.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1439" title="pinocchio" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2019/02/Pinocchio-e1550311293209.jpg" alt="" width="500" height="268" /></a></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Per costruire il Personal Branding si deve innanzitutto reimparare a pensare, leggere e scrivere.<br />
</strong>Purtroppo a scuola ormai spesso si disimpara. Le persone si annoiano e disertano i libri e la scrittura. La scuola, asservita al mercato, si arrabatta per fornire competenze digitali che, quando vengono insegnate, sono già obsolete, mentre i millennial e la generazione Z se la cavano benissimo a smanettare da soli sui loro smartphone.<br />
Il punto è proprio questo: se la cavano a smanettare, ma spesso senza coscienza e senza consapevolezza.</p>
<p>Anche nel digitale, senza coscienza non otteniamo risultati.<br />
Senza contenuti non c&#8217;è relazione.<br />
Senza relazione non c&#8217;è vendita.<br />
Senza vendita non c&#8217;è libertà finanziaria, né crescita personale, né professionale.</p>
<p><strong>No Personal Branding, no Business.<br />
</strong>Il Personal Branding presuppone che si sappia anche cosa si vuole e cosa non si vuole, cosa piace e cosa no, quali sono i propri talenti e le proprie passioni. Come si fa a costruire questa consapevolezza?<br />
Con la buona vecchia scrittura.<br />
Scrivendo domande su domande, rispondendo per iscritto, perché non è vero affatto che tutto resta in testa.<br />
Chi sono, cosa faccio, perché lo faccio, perché un&#8217;azienda o un cliente dovrebbe scegliere proprio me anziché qualcuno tra i milioni di altri, apparentemente uguali a me.<br />
<strong><br />
E&#8217; sull&#8217;unicità che si deve puntare, ma per comunicarla bisogna conoscerla.<br />
</strong>Quando si scrive un testo, si sceglie una foto, si prepara lo storyboard di un video, <strong>bisogna scrivere le domande</strong>:</p>
<ul>
<li>- a chi sto parlando?</li>
<li>- chi è il pubblico che cerco?</li>
<li>- quali aziende cerco?</li>
<li>- con quali ruoli e funzioni aziendali è conveniente che io parli per raggiungere il mio obiettivo?</li>
<li>- cosa voglio che facciano le persone quando visitano i miei profili o le mie pagine o vedono i miei video?</li>
<li>- che cosa offro loro?</li>
<li>- quali sono le soluzioni che porto per i loro problemi più comuni?</li>
<li>- cosa piace al mio pubblico?</li>
<li>- cosa non gli piace?</li>
</ul>
<p><strong>Qual è il mio obiettivo?<br />
Lavorativo, personale, umano, spirituale?<br />
</strong>Il sistema scuola con le divisioni in materie non ha senso, ma il vero approccio umanistico, filosofico e multidisciplinare non è quello di stiracchiare i concetti per trovare collegamenti dove non esistono. Si basa sulla realtà, la conoscenza, l’informazione – non quella superficiale e in comode pillole video &#8211; ma quella che si apprende studiando, leggendo e scrivendo. Gli scienziati del Rinascimento erano artisti, visionari e artigiani. Leonardo immaginava macchine fantastiche, le costruiva e dipingeva la bellezza.<br />
Tornare a leggere, scrivere, ammirare le opere d&#8217;arte e cimentarsi in attività creative mantiene in vita il cervello e stimola il corpo; contribuisce a costruire spessore umano.</p>
<p>Che altro è il Personal Branding, se non quella speciale aura luminosa, alimentata da talenti e passioni, che gli altri ci riconoscono quando la coltiviamo?</p>
<p><strong>Prima di farcire i programmi di parole complicate, forse è il caso di tornare ai tre pilastri della scuola di Pinocchio.<br />
Leggere, scrivere, far di conto.<br />
</strong>Strumenti essenziali per attingere alle basi della conoscenza.<br />
Senza questi non si va da nessuna parte, si resta teste di legno, perennemente imprigionati in un Paese dei Balocchi che altri hanno costruito per noi, mentre Mangiafuoco sta alla cassa.</p>
<p>Pinocchio è la storia dell’iniziazione: da burattino a bambino in carne e ossa, cuore, cervello, soprattutto Coscienza.<br />
Finché Pinocchio non matura la sua propria coscienza, gliene presta una il Grillo Parlante, ma i grilli parlanti stanno nelle fiabe e, forse, nel mondo reale, la coscienza conviene coltivarla, nutrirla, farle domande e ascoltare le sue risposte.</p>
<p>Alla fine, se mi chiedo quali sono le competenze essenziali per un addetto vendita (e per qualsiasi altro ruolo) mi rispondo sempre: leggere, scrivere, far di conto.</p>
<p>Il resto te lo insegna la vita.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Prima l&#8217;uovo o la gallina?</title>
		<link>http://www.ariarosa.it/web/prima-luovo-o-la-gallina/</link>
		<comments>http://www.ariarosa.it/web/prima-luovo-o-la-gallina/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 25 Sep 2018 09:39:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[WEB]]></category>
		<category><![CDATA[Corporate Identity]]></category>
		<category><![CDATA[internazionalizzazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Scrittura Potente]]></category>
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		<description><![CDATA[“Il mondo è uno specchio che a ciascuno restituisce la sua immagine.” [William Makepeace Thackeray, La Fiera delle Vanità] Personal Branding, Corporate Identity e le insidie dell&#8217;internazionalizzazione Quando un&#8217;azienda comunica con il mercato spesso si preoccupa di Vision, Mission, Valori, &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/web/prima-luovo-o-la-gallina/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Il mondo è uno specchio che a ciascuno restituisce la sua immagine.”<br />
[William Makepeace Thackeray, La Fiera delle Vanità]</em></p>
<h3><strong><em>Personal Branding, Corporate Identity </em>e le insidie dell&#8217;internazionalizzazione</strong></h3>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2019/02/UovoGallina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1433" title="uovogallina" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2019/02/UovoGallina-e1550310006193.jpg" alt="" width="500" height="268" /></a></p>
<p>Quando un&#8217;azienda comunica con il mercato spesso si preoccupa di Vision, Mission, Valori, Filosofia, ma a volte trascura un dettaglio sostanziale: prima della Corporate Identity viene il Personal Branding (dell’imprenditore del Sales Manager, del HR, etc.). La riflessione sul PB presuppone che si sappia cosa si vuole e cosa non si vuole, cosa piace e cosa no, quali sono i propri talenti e le proprie passioni.</p>
<p>E&#8217; sull&#8217;unicità (delle aziende e delle funzioni aziendali) che si deve puntare, ma per comunicarla bisogna conoscerla. Quando si scrive un testo, si sceglie una foto, si prepara lo storyboard di un video, bisogna scrivere le domande. Lo so, sono sempre le solite.<br />
E allora perché non ce le poniamo più spesso? Almeno una volta al giorno?</p>
<ul>
<li> -       a chi sto parlando?</li>
<li> -       chi è il pubblico che cerco?</li>
<li> -       quali aziende cerco?</li>
<li> -       con quali ruoli e funzioni aziendali è conveniente che io parli per raggiungere il mio obiettivo?</li>
<li> -       cosa voglio che facciano le persone quando leggono le mie brochure, vengono al mio stand in fiera, visitano i miei profili e le mie pagine social o vedono i miei video? La CTA efficace deriva dalle risposte a queste domande.</li>
<li> -       che cosa offro loro?</li>
<li> -       quali sono le soluzioni che porto per i loro problemi più comuni?</li>
<li> -       cosa piace al mio pubblico?</li>
<li> -       cosa non gli piace?</li>
<li> -       quali sono gli obiettivi personali, professionali e aziendali?</li>
</ul>
<p><strong>Le insidie della Corporate Identity che viaggia all’estero.<br />
</strong>Quando la comunicazione coordinata di un’azienda si mette a viaggiare, rimette in gioco tutta la comunicazione.<br />
Se fin dall’inizio l’azienda aveva una strategia, è possibile che ne esca vincente. In caso contrario, se non si fa attenzione anche ai dettagli, se ne esce con le ossa rotte.<br />
Se il payoff aziendale è in dialetto veneto (che fa tanta simpatia al pubblico del profondo nord est), è possibile che i cinesi non colgano la sottile ironia.<br />
Se nel logo vi sono immagini troppo dettagliate, ma mancano simboli essenziali e archetipici, che parlano all’immaginario collettivo, difficilmente, sul mercato internazionale, otterremo l’immediata comprensione di ciò che andiamo a proporre.<br />
Le insidie sono in agguato nel nome a dominio impronunciabile, nel testo tradotto alla bell’e meglio con translator, nelle foto pubblicate sul sito che, anziché rappresentare l’azienda, si sbizzarriscono in ardite metafore sulla squadra e il team building, cosicché la gente pensa che un’azienda metalmeccanica, anziché produrre motori o macchine, noleggi barche a vela o produca abbigliamento sportivo.</p>
<p><strong>Il delirio sui social<br />
</strong>Sui social è spesso il delirio più assoluto: LinkedIn – la piattaforma ideale per il B2B e l’internazionalizzazione &#8211; viene usata come se fosse Facebook: foto di copertina con paesaggi montani (peccato che la persona in questione sia il Direttore Vendite di un’azienda che produce macchinari per il tessile), pagine aziendali create come se fossero profili, con tanto di collegamenti; competenze inserite a caso, tra cui campeggiano al posto d’onore la specializzazione in Word, Excel e Power Point.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2019/02/Gattini_su_Linkedin.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1434" title="gattini_su_linkedin" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2019/02/Gattini_su_Linkedin-e1550310228666.jpg" alt="" width="500" height="357" /></a></p>
<p>Quando poi ci si addentra nella cultura del nuovo mercato di riferimento sembra che ci si scordi all’improvviso la verità fondamentale del marketing: <em><strong>“io, che sono esperto in un determinato settore, NON SONO TARGET”.<br />
</strong> </em><br />
<strong>Le Parole Chiave non sono quelle che pensi tu, ma quelle che dice Google<br />
</strong>A volte, quando provi a chiedere quali sono le parole chiave individuate dal SEO Specialist vieni guardato con sorpresa mista a un po’ di stizza e ti senti rispondere con parole chiave settoriali, di solito in inglese.<br />
A questo punto l’indagine è d’obbligo: il pubblico parla inglese? Si tratta di un pubblico colto, preparato, specializzato? Che lessico usa? A chi stiamo parlando? A volte l’inglese funziona, a volte no.<br />
Il registro informale e colloquiale, tanto caro al pubblico WASP, risulterà indisponente negli Emirati Arabi. Fare i simpaticoni con cinesi e russi non sempre paga.</p>
<p><strong>Il luogo comune non è utile alla mediazione culturale<br />
</strong>Noi italiani, che ci vantiamo di essere aperti, tolleranti e accoglienti, rispolveriamo tutti i più triti pregiudizi quando ci troviamo a comunicare con i mercati internazionali.</p>
<p>Le equazioni Arabi uguale lusso, Russi uguale moda appariscente, Cinesi uguale concorrenza sleale sono dure da sradicare.<br />
Ogni paese rappresenta un’immensa ricchezza culturale e mille sfumature di diversità: fare di tutta l’erba un fascio non ci aiuterà a individuare le famose e decantate nicchie di mercato. La nicchia è, per definizione, un’entità che sfugge alla massificazione e al luogo comune.</p>
<p>Se provate a parlare con i mediatori culturali o con gli esperti di internazionalizzazione, come il mio collega <a href="https://www.linkedin.com/in/vasyly-tor/" target="_blank">Vasyly Torchynovych</a> farete scoperte interessanti su <a href="http://www.esportare-in-russia.it/" target="_blank">cosa realmente piaccia o non piaccia al pubblico straniero</a>.<br />
Il fai da te basato sul pregiudizio può essere pericoloso e minare alla base il successo di un progetto di espansione internazionale.</p>
<p><strong>Lo faccio bene e tanto basta.<br />
Le PMI alla Fiera delle Vanità.<br />
</strong> Già nel secolo scorso Marshall Mac Luhan ci ammoniva sull’importanza della presenza mediatica ai fini della diffusione di prodotti e servizi. In questo secolo e nell’era di WEB 4.0 è inutile illudersi: lavorare bene ed essere virtuosi non è sufficiente.<br />
Se vuoi esistere per il mercato, DEVI saper comunicare in modo adeguato al tuo pubblico e ai tuoi obiettivi.Come in una novella Fiera delle Vanità ciò che trasmetti e quello che il pubblico recepisce di te e della tua azienda farà la differenza.</p>
<p><strong>ESERCIZI PER L&#8217;IDENTITA&#8217;<br />
</strong>Di seguito ti segnalo qualche semplice esercizio (da fare per iscritto) per allenarti a costruire l’IDENTITA’ da comunicare.</p>
<ul>
<li> -          Descrivi in 30 parole al massimo ciò che fai.</li>
<li> -          Perché fai questo lavoro? Sei felice di farlo? Per chi lo fai?</li>
<li> -          Il payoff della tua azienda ti soddisfa? Se non ce l’hai, scrivilo, pensando al pubblico al quale ti rivolgi.</li>
<li> -          Sei in grado di spiegare il significato del tuo logo in 30 parole?</li>
<li> -          Individua 5 parole chiave per il tuo prodotto/servizio o per la tua mansione. Scrivile.</li>
<li> -          Scrivi un breve racconto che contenga queste 5 parole. Max 500 parole. Dai un titolo.</li>
</ul>
<p><strong> Gli Altri (purtroppo) esistono.<br />
</strong> Collaboratori, clienti, fornitori, competitors possono essere il tuo peggior &#8220;nemico&#8221; o preziosi alleati e maestri.<br />
Anche in questo caso facciamoci qualche domanda (e rispondiamo &#8211; sempre &#8211; per iscritto). Potremmo sorprenderci.</p>
<ul>
<li> -          Cosa vedi di BUONO negli altri? Competenze lavorative, doti umane, etc.</li>
<li> -          In cosa li vedi/senti DIVERSI da te.</li>
<li> -          In cosa li vedi/senti UGUALI o SIMILI a te.</li>
<li> -          Perché vuoi collaborare con loro: vantaggi per te e vantaggi che offri a loro.</li>
<li> -          Cosa vuoi fare tu.</li>
<li> -          Cosa ti piacerebbe che facessero gli altri?</li>
<li> -          Sei in grado di spiegare esattamente a un tuo cliente che cosa fanno i tuoi collaboratori? Scrivilo in 30 parole.</li>
<li> -          Sei in grado di spiegare esattamente a un tuo collaboratore che cosa fa un vostro cliente/ fornitore? Scrivilo in 30 parole.</li>
<li> -          Perché vuoi competere con loro</li>
<li> -          In che cosa sai che loro sono migliori di te?</li>
<li> -          In che cosa sai di essere MIGLIORE?</li>
<li> -          Scrivilo in 30 parole, per spiegarlo ai tuoi potenziali clienti.</li>
</ul>
<p>Buon lavoro!</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il Network Marketing e la punta dell&#8217;Iceberg</title>
		<link>http://www.ariarosa.it/scrittura/il-network-marketing-e-la-punta-delliceberg-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Sep 2017 19:52:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il valore di una #BellaStoria vera. Se sei anche tu una vittima di The Secret e passi ore della tua giornata a scrivere e riscrivere desideri assurdi e irrealizzabili, se ripeti come un mantra frasi senza senso sperando che, per &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/scrittura/il-network-marketing-e-la-punta-delliceberg-2/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><strong>Il valore di una #BellaStoria vera.</strong></div>
<p>Se sei anche tu una vittima di <em>The Secret</em> e passi ore della tua giornata a scrivere e riscrivere desideri assurdi e irrealizzabili, se ripeti come un mantra frasi senza senso sperando che, per magia, alla bella età di 40 anni diventerai una rock star, senza nemmeno saper fare il giro blues del chitarrista da spiaggia, allora forse è il momento di svegliarsi e andare a lavorare.</p>
<div><span style="font-size: 16px;">No, non intendo in fabbrica o ufficio, intendo a lavorare su di te.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: 16px;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-size: 16px;"><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2017/09/AR_Pulse_Iceberg.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1245" title="ar_pulse_iceberg" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2017/09/AR_Pulse_Iceberg-e1504813937757.jpg" alt="" width="500" height="268" /></a></span></div>
<p><strong>Rifatti il look, ma quello interiore<br />
</strong>Il lavoro su sé stessi è di gran moda.<br />
La buona notizia è che non lo si fa fingendo che tutto vada bene nel migliore dei mondi possibili. Lo si fa guardando con coraggio a ciò che si è e applicando il principio di realtà.<br />
Per anni ho pensato che lo si facesse per il benessere psicofisico personale.<br />
Per lo meno questa era la motivazione che mi ha spinto a ricercare e sperimentare tecniche e percorsi diversi tra loro, ma che portavano sempre alla conoscenza di me stessa, una conoscenza il più completa possibile, nella consapevolezza che, comunque, il mio piccolo nocciolo ignoto era bene che restasse intatto.</p>
<p><strong>Godersi la vita o godersi i soldi?<br />
</strong>Sono un po’ nauseata da come il lavoro su se stessi venga banalizzato e svenduto come espediente per fare soldi e raggiungere il successo.<br />
Possibile che la misura del successo sia la quantità di denaro guadagnata o la marca dell’auto? Forse sì, ma per me non è così.<br />
Il lavoro su di sé per me rappresenta ancora la chiave della felicità e per ciascuno di noi la felicità si riveste di colori particolari e sfumature uniche.<br />
La strada da percorrere è chiara: voglio continuare a trasformarmi ed evolvere, cercando nuovi modi per fare affari (la parola <em>“business”</em> mi dà il voltastomaco), perseguendo modalità coscienziose per produrre ricchezza e non solo soldi, perché <strong>la ricchezza è composta da tante minute sfaccettature che molto hanno a che vedere con la qualità della vita.<br />
</strong>Ricercare la bellezza, recuperare tempo libero, coltivare il piacere, invece di affogare nel lavoro fine a se stesso.</p>
<p><strong>Il grande inganno della finta libertà<br />
</strong>Con un po’ di tristezza vedo molte persone, licenziate dal posto fisso e di fatto scacciate dal mercato del lavoro, che vengono manipolate allo scopo di convincerle che lavorare in proprio sia la felicità, tacendo loro gli inevitabili problemi con cui si dovranno confrontare.<br />
<strong>La libertà è una scelta, non può essere il ripiego perché ti hanno licenziato.<br />
</strong>E’ inutile cercare di convincersi che si fa il lavoro più bello del mondo se, sotto sotto, un piccolo tarlo continua a roderci il cervello, sussurrandoci che moriremo di fame.<br />
Licenziata per ben due volte in 5 anni, sbattuta violentemente fuori dal mercato del lavoro all’età di oltre 50 anni, conosco bene la paura, il dolore, il senso di inutilità che ti attanaglia alla gola.<br />
Adesso lavoro per me: come dico spesso <em>&#8220;sono libera di lavorare&#8221;</em>, ma se fossi libera davvero credo smetterei di lavorare del tutto.<br />
Questà è la verità.<br />
A chi insegue tempo libero e successo, ma passa le giornate al computer, o peggio, si porta ovunque gli strumenti di lavoro, suggerisco di riflettere se valeva la pena di licenziarsi per essere liberi, per ritrovarsi poi incatenati a un lavoro senza certezze, con orari ancora più massacranti.<br />
Queste sono domande opportune, perché <strong>quando si sceglie di lavorare per sé e non per un padrone, bisogna avere chiaro cosa significa</strong>.<br />
Vuol dire disciplina, obiettivi precisi, costanza.<br />
Vuol dire conoscersi molto bene e individuare i propri limiti e le proprie potenzialità.</p>
<div><span style="font-size: 16px; font-weight: bold;">Il lavoro interiore e la discesa agli inferi<br />
</span><span style="font-size: 16px;">Con il lavoro su di sé si scende in quel sottosuolo che alimenta immaginazione e memoria, per attingere forza e verità.</span></div>
<div><span style="font-size: 16px;">Un sottosuolo dove nascono le paure e, a volte, alberga il dolore.<br />
Ecco perché non riesco a perdonare chi diffonde facili teorie sulle potenzialità, i talenti e il successo.<br />
In questi anni hanno fatto più danni </span><em>The Secret</em><span style="font-size: 16px;"> e </span><em>La Chiave</em><span style="font-size: 16px;"> che il gas nervino.</span></div>
<div><span style="font-size: 16px;">Forse è vero: quando il dito indica la luna, lo stolto guarda il dito, ma non sempre lo stolto è colpevole.</span></div>
<div><span style="font-size: 16px;">Lo stolto è innocente, perché inconsapevole, mentre la responsabilità di averlo ingannato va a chi non ha fatto attenzione alle parole incaute con cui ha manipolato le persone.</span></div>
<div><span style="font-size: 16px;">Come ci si difende dai serpenti incantatori?</span></div>
<div><span style="font-size: 16px;">Con il lavoro personale, la formazione continua, non solo quella tecnica (indispensabile), ma anche quella che ci porta a conoscere ciò che si cela dentro di noi, nella parte più profonda.</span></div>
<p><strong><br />
A cosa serve il lavoro interiore?</strong></p>
<p><strong>1.	A preservare il nostro fegato<br />
</strong>Sul versante professionale serve a non farsi schizzare l’embolo quando qualcuno ci mette a dura prova sul lavoro; a non attaccare al muro il collega mannaro, a non sentirsi invalidati dalle sarcastiche osservazioni del proprio capo frustrato, a restare impassibili quando i clienti ci chiedono lo sconto e a rifiutarlo con un sorriso, a recuperare crediti e insoluti senza litigare e andare in causa.<br />
Quando conosciamo bene i sottili meccanismi che ci muovono e le leve delicate con cui il prossimo può farci reagire in modo abnorme, diventiamo potenti.<br />
<strong>Di fatto il nostro unico peggior sabotatore siamo noi, ma siamo anche il nostro miglior alleato.</strong></p>
<p><strong>2.	A raccontare la nostra Bella Storia<br />
</strong>Il lavoro interiore serve a scavare nelle profondità della memoria e dei ricordi antichi per estrarre #LaBellaStoria da raccontare al nostro pubblico: la storia dei limiti e delle potenzialità che ci diversificano da tutti gli altri, le passioni e i talenti, i giochi preferiti, i sogni da realizzare, gli affetti e le emozioni.<br />
<strong>I concorrenti potranno essere molto più bravi di noi o molto peggiori, ma per il nostro pubblico e i nostri clienti noi saremo unici.</strong></p>
<p><strong>3.	A fare <em>Network Marketing<br />
</em></strong>Il lavoro interiore serve per realizzare la modalità di concludere affari, più interessante e più virtuosa che conosco: il <em>network marketing</em>.<br />
<strong>Per creare relazioni e legami con la nostra rete serve una storia da raccontare</strong> ma, come dice Eric Worre, a nessuno interessa sapere quanto sei figo, ricco e di successo, ma a molti interessa sapere come hai fatto a diventarlo, trasformando la tua vita da schiavo in un’esperienza di ricerca e pratica dei tuoi valori, insomma in una vita piena.</p>
<p><strong>Ma perché per qualcuno non funziona?<br />
</strong>A questo punto una domanda sorge spontanea: perché non per tutti la narrazione della storia e il network marketing funzionano?<br />
La risposta è semplice: <strong>perché molti vogliono raccontare solo la punta dell’iceberg.</strong><br />
Hanno paura a tuffarsi nell’acqua fredda e profonda, che diventa buia negli abissi.<br />
Preferiscono restare a galleggiare in superficie, ignorando che tanto più ampia è la massa sommersa, tanto maggiore sarà la parte visibile.<br />
Trascurano di esplorare cosa c’è sotto e indeboliscono la loro storia, che si scioglie come neve al sole.<br />
La potenza fa paura, ma se la domini cavalcherai il drago.<br />
<strong><br />
No #BellaStoria<br />
No #NetworkMarketing</strong></p>
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		<title>Biancaneve e i 7 Social</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jul 2017 11:32:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rassegna fiabesca sulle insidie del social media marketing, ovvero come e qualmente una svampita come Biancaneve è impossibile che ne esca viva Ho sempre pensato che Biancaneve non fosse granché intelligente, ma di sicuro era una che aveva culo. Scatena &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/web/biancaneve-e-i-7-social/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Rassegna fiabesca sulle insidie del social media marketing, ovvero come e qualmente una svampita come Biancaneve è impossibile che ne esca viva</em></p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2017/07/PULSE_Immagine_Biancaneve-e-i-7-social.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-1238" title="pulse_immagine_biancaneve-e-i-7-social" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2017/07/PULSE_Immagine_Biancaneve-e-i-7-social-e1501241408702.jpg" alt="" width="500" height="268" /></a></p>
<p>Ho sempre pensato che Biancaneve non fosse granché intelligente, ma di sicuro era una che aveva culo. Scatena le ire della matrigna ossessionata dall’immagine, che pensa di vincere eliminando i competitors e assolda un killer; purtroppo ne trova uno di seconda mano, caratterizzato da un burroso cuore tenero che, al momento di sferrare il colpo fatale, vacilla, risparmiando la vita all&#8217;odiata sciacquetta.</p>
<p>Biancaneve erra per un po’ nel bosco, poi piomba in casa e nella vita di 7 poveracci che si fanno il mazzo a lavorare e decide di installarsi da loro, cinguettando canzoni di sanremo. Loro la accolgono di buon grado e, benché lei sia svanita e accetti mele dagli sconosciuti &#8211; forse sperando così di incontrare SteveJobs &#8211; grazie al loro sostegno prima o poi arriva il presunto epilogo positivo: un cliente sul cavallo bianco arriva da lei che giace &#8211; tanto per cambiare &#8211; stesa, tramortita e inconsapevole, in una bara di cristallo, ché la trasparente visibilità – si sa – è importante. Lui la bacia e il resto si vuol credere che sia lieto fine.</p>
<blockquote><p>Biancaneve, ma chi è? Biancaneve è il solito utente dei social, che li usa tutti e non ne conosce nemmeno uno.</p></blockquote>
<p>Un po’ zoccola, un po’ svanita, salta da uno all’altro senza rendersi conto che SONO DIVERSI. I poveri social fanno il loro dovere meglio che possono e, prima o poi, anche per Biancaneve qualche contatto arriva, ma non sempre si tratta di clienti principeschi.</p>
<p>Io a Biancaneve continuo a preferire Grimilde che, se non altro, facendo il suo onesto lavoro di competitor, contribuisce a migliorare il mercato e poi è sempre impegnata a farsi domande guardandosi allo specchio. Sarà anche un po’ egocentrica, ma almeno si interroga sui massimi sistemi, mentre Biancaneve o dorme e attende che il cliente si accorga di lei, oppure si affida ai nani, senza chiedersi quale sarà il prezzo da pagare se si relaziona con loro con leggerezza.</p>
<p>Di questi nanetti industriosi ho una mia percezione, che sarà certamente di parte, ma in fondo rende l’idea di come un utente normodotato si relazioni con loro. Per le strategie superiori rivolgersi agli esperti.</p>
<blockquote><p><strong>1.   LinkeDotto lo spocchioso,</strong> anche se non ti sta simpatico ti conviene considerarlo</p></blockquote>
<p>Di primo acchito è antipatico. Non è amichevole, si atteggia a super competente, usa un linguaggio tutto suo, parla inglese anche quando si potrebbe benissimo parlare italiano, non fa nulla per renderti la vita facile. Sfoggia un’arietta spocchiosa da super intenditore e per capire come ragiona ci vogliono i maghi come <a href="http://bit.ly/1PILl3y" target="_blank">Luca Bozzato</a>.</p>
<p>Luca ti spiega come trattarlo, in modo che anche tu, un giorno, riesca a postare un contenuto su Pulse, perché LinkeDotto ti fa sudare sette camicie: una volta dovevi passare all’inglese, poi chiedere per favore, poi provare a postare e, per un po’, ha funzionato. Poi il subdolo nanetto ha finto di permetterti di postare su Pulse senza dover saltabeccare da una lingua all’altra, ma in realtà Pulse non funzionava più. Ti devi avvicinare sempre con umile reverenza, inchinarti e pregare che l’editor formatti il testo come vuoi tu.</p>
<p>A LinkeDotto non va che si dica che un contenuto <em>“piace”</em>: il piacere qui è bandito, al massimo puoi <em>“consigliare”</em>, ma attento! Se commetti errori LinkeDotto, come tutti i saccenti perfezionisti, non perdona. Se consigli un contenuto a caso, LinkeDotto ne terrà conto e la tua bacheca verrà invasa da altre stronzate. Insomma, bada a come parli, occhio a come ti muovi, meglio chiedere aiuto. Lui ogni tanto qualche sforzo per sembrare umano come i suoi fratelli lo fa, ma gli viene malissimo. Quando lo incontri ti passa la voglia di stare in sua compagnia, perché la fatica la devi sempre fare tu, però…</p>
<p>Però &#8211; accidenti a lui &#8211; LinkeDotto, forse proprio perché se la tira, ha un mucchio di gente che va alle sue feste. Lui è esigente e un po’ all’antica: non ti presentare in canotta e ciabatte, perché sennò non ti farà parlare con gli invitati che contano. Ora che è stato corteggiato e conquistato da microsoft se la tira anche di più e ti costringe a riscrivere il Riepilogo se vuoi che i tuoi dati di contatto siano visibili nelle prime righe dei risultati; i progetti invece li ha fatti sparire, ma il perché non è dato di saperlo. LinkeDotto sta nell’ombra, pronto a sanzionare i tuoi errori di comunicazione e a scrutare chi fa passi falsi, ma se ti comporti da bravo ospite ti lascia in pace e finalmente puoi conoscere gente interessante.</p>
<p>Una cosa è certa: prima o poi i cialtroni LinkeDotto li fa fuori. Forse questo è ciò che me lo rende accettabile.</p>
<blockquote><p><strong>2.   Pisolo Youtubolo, </strong>anche se lui schiaccia un pisolino, tu non dormire e ricordati che le descrizioni dei contenuti e le parole chiave funzionano anche qui</p></blockquote>
<p>Youtubolo sbadiglia e si stende ovunque per fare un sonnellino, come Pisolo. La sua interazione è ridotta ai minimi termini, ma è presente su qualsiasi superficie, che gli permetta di schiacciare un pisolino. Youtubolo si può sdraiare dappertutto, basta copiare incollare il link, di sicuro è indispensabile se vuoi caricare dei video sugli altri social perché è il modo più veloce e leggero per far vedere i contenuti video alle tue reti. Si spaccia per super collegato, ma a me dà sempre l’impressione che i video siano un ottimo modo per “colpire” l’interlocutore senza doversi troppo coinvolgere, si sa <em>“verba volant, scripta manent”</em>. Quando registri il tuo video, se sei un professionista, tieni in pugno l’interlocutore: la potenza dell’immagine, parlante e in movimento, può ipnotizzare chi ti guarda. Tu parli, guidi, conduci e l’altro ascolta, assorbe, segue. Se invece sei un ignobile cialtrone produci video che vanno oltre i 2 minuti, a inquadratura fissa, magari con il tuo letto sfatto alle spalle e il sottofondo musicale di RadioBuea. Quando ancora ero inconsapevole l’ho fatto pure io. Poi ho incontrato i veri professionisti, mi sono innamorata di Youtubolo e ho smesso di produrre video fatti in casa.</p>
<p>Detesto i webinar e i video tutorial, perché non sopporto di dover stare lì ad attendere che un altro decida in che tempi dispensarmi le sue pillole di saggezza. Pratico con soddisfazione le tecniche di lettura veloce e kindle è la mia risorsa preferita: posso leggere 3 libri di 200 pagine in una notte senza annoiarmi, cogliendo il succo del discorso e selezionando velocemente quello che mi serve. Ma Monty Montemagno dice che entro 5 anni la percentuale degli utenti che guarderà solo video aumenterà a dismisura. Credo abbia ragione, perché la pigrizia vince sempre sulla volontà di impegnarsi.</p>
<p>Quindi arrendiamoci all’evidenza: i video sono indispensabili. Se girati da un professionista, meglio. Sennò verremo invasi da faccioni selfie autoprodotti che cianciano di contenuti senza senso, mentre mangiano, stanno in spiaggia, guidano, camminano. L’unico momento di eccitazione in queste produzioni da sfigati lo si ottiene quando, distratti dal telefonino, vanno a sbattere contro un palo o vengono inculati dall’auto che li segue.</p>
<p>In quel momento diventano virali.</p>
<blockquote><p><strong>3.   Brontolo Facebookolo,</strong> nato per il cazzeggio, adesso <strong>cambia marcia </strong>- forse</p></blockquote>
<p>A me Facebookolo sta simpatico. Non è complicato, ti sembra di capire subito come prenderlo, si relaziona con tutti, ti permette di dare l’amicizia a cani e porci. Aziende che si spacciano per persone, persone che si nascondono dietro avatar, foto di gattini e cagnetti al posto dell’immagine di profilo, Facebookolo manda giù tutto. L’importante è avere un bel via vai di gente in casa. Quindi è anche pieno di squilibrati che litigano e delirano. Però lo frequento con piacere, perché è semplice. Puoi creare eventi, farti una pagina con facilità, condividere contenuti di tutti i tipi. Facebookolo ha un solo difetto, che rischia di diventare pericoloso: censura contenuti di valore, secondo una logica che capisce solo lui. Le mamme che allattano te le banna perché si vede una tetta e, dal suo punto di vista, sono lesive della morale, ma permette foto di animali maltrattati. Vigila sui tags in modo arbitrario, per cui ti puoi ritrovare con giorni di sospensione per aver taggato persone consenzienti su contenuti di loro interesse, mentre altri ti spammano allegramente taggandoti tre volte al giorno nella foto del dentino del figlio, nel post del Convegno dei nazisti dell’Illinois, nel video fatto in casa della zia Pina che cucina la zuppa di cavolo nero.</p>
<p>Con Facebookolo si deve stare attenti, perché lui riceve in casa chiunque. Si presenta amichevole, ma proprio come fanno molte persone nella vita reale, nasconde delle insidie. Il tono generale in casa sua è quello lamentoso-rabbioso, ma se non ti fai travolgere e sai come prenderlo ti può dare soddisfazione. Nel 2017 sono arrivate tante novità, il profilo video e altre chicche, ma purtroppo Facebookolo ha anche deciso di fare concorrenza al suo fratello serio LinkeDotto e adesso vuole fare business pure lui. In effetti funziona e quindi facciamoci aiutare da qualcuno che ne sa, come <a href="https://www.facebook.com/davidedalmaso.ddm/" target="_blank">Davide Dal Maso</a></p>
<p>Anche perché ormai molti utenti usano Facebookolo come motore di ricerca. Arrendiamoci.</p>
<blockquote><p><strong>4.   TwitterEolo va capito </strong>e comunque, benché ne abbiano più volte annunciato la fine, è ancora vivo e vegeto</p></blockquote>
<p>Twitterolo è lieve e potente come uno sternuto. Sintetizza tutta la sua comunicazione in quel breve attimo in cui spara fuori aria concentrata e compressa. 140 goccioline gli sprizzano dal naso e si disperdono nell’etere. E’ contagioso perché quando sternutisce forte e con intenzione, il suo strombazzare viene ripetuto da tanti altri.</p>
<p>Può sembrare malato grave, ma non lo è. Lo hanno dato per spacciato molte volte, annunciandone la fine, ma lui resiste.</p>
<p>Se riesci a capirne il senso i suoi sternuti diventano un’armonia, ma per farlo non hai alternativa: o segui qualcuno di bravo, come <a href="https://www.radiocafoscari.it/2017/05/22/ufficio-stampa-e-digital-pr/" target="_blank">Francesca Anzalone</a>, che ti svela tutti i segreti del Digital PR, oppure ti dovrai accontentare di restare lì ad ascoltarlo sternutire, sentendoti emarginato e impotente.</p>
<blockquote><p><strong>5.   Mammolo Pinterest </strong>con il tempo lo apprezzi, se lo prendi per quello che è. Comunque ne puoi sfruttare le caratteristiche per promuoverti</p></blockquote>
<p>Un timidone. Sensibile a suoni e colori, annaffia fiori, colleziona farfalle, disegni e immagini.</p>
<p>Come tutti i timidi non si presta a grandi conversazioni, va preso così com’è, pieno di buone intenzioni e siccome non è poi malaccio e, se usato con intelligenza ti introduce presso i fratelli più ciarlieri, stare qualche oretta in sua compagnia vale la pena.</p>
<blockquote><p><strong>6.   GooglongoloPlus </strong>il più inutile dei nani &#8211; dico io</p></blockquote>
<p>Di quel ciccione di Googlongolo Plus c’è poco da dire. Tutti abbiamo a che fare con lui, anche se ci sta simpatico come un mal di pancia.</p>
<p>Considerato una necessità, lo subisci quando un’agenzia web ti fa il sito e nella parte social ci caccia dentro Googlongolo d’ufficio. Non si sa perché: non lo sai tu, non lo sa l’agenzia e non lo sa nemmeno lui. Comunque è figlio d’arte e, per compiacere babbo Google o per paura che il fatto di ignorarlo possa scatenare su di noi le ire funeste di Sua Maestà Google l’Onnipotente, ci si adatta a malincuore a tenere un account Google Plus.</p>
<p>Disadorno, segue una logica network egocentrica, in cui tu devi decidere in quali cerchie inserire i contatti, ma la reciprocità non è garantita. Ti costringe a cervellotici ragionamenti per stabilire chi va in quale contenitore e poi ti presenta alla rinfusa qualunque contenuto in una bachecona gigante in cui forse spera che l’abbondanza ti confonda e ti faccia addivenire a più miti consigli nei suoi confronti.</p>
<p>Quando ti ricordi che esiste e torni sulla tua bacheca, ti fa anche sentire in colpa perché sei costretto a prendere nota del fatto che sono passati alcuni mesi dall’ultima volta che ci hai postato dentro qualcosa, ma il fatto che, alla fin fine, i tuoi contatti si comportino proprio come te e il loro ultimo aggiornamento risalga alla caduta dell’Impero romano d’oriente, ti consola un pochettino e ti fa sentire meno solo.</p>
<p>Fai spallucce e torni allegramente a cazzeggiare con Facebookolo.</p>
<blockquote><p><strong>7.   Instagrammucciolo </strong>il più incompreso della rete. Potrebbe dare tanto, ma tutti lo bistrattano</p></blockquote>
<p>E’ il piccolo, ultimo arrivato. E&#8217; muto e questo lo rende simpatico. Poche parole e molti fatti: immagini in primo piano e solo qualche mugolìo, qui e là.</p>
<p>Certo che tutti quegli hashtag insensati, scritti e disseminati a spaglio nel vano tentativo di acchiappare un po’ di followers ti irritano, ma poi Instagrammucciolo ti sorride con le sue microstorie sdentate e tu ti intenerisci.</p>
<p>I suoi sostenitori lo difendono a spada tratta, affermando che è il social per eccellenza, che è un social visivo, che solo le immagini hanno senso, ma a te resta sempre il dubbio che, se continuano a usarlo in quel modo, dipenda dal fatto che sono degli analfabeti di ritorno, che hanno scordato i bei tempi in cui la maestra insegnava loro a vergare semplici frasi, composte di soggetto, verbo, complemento.</p>
<p>In fondo, però, Instagrammucciolo non ne ha colpa, povera creatura. Lui continua a sorridere e a tentare di ingraziarsi il pubblico facilitando sempre più il compito a chi vuole sentirsi un super fico anche se fa le foto con il telefonino. Ti aiuta in tutti i modi, questo gli va riconosciuto: la foto più sgrausa e schifosa te la lascia trasformare in un capolavoro, grazie ai filtri e alle modifiche incluse nell’app. Ha persino permesso che dal formato quadrato si passasse al rettangolare per facilitare il compito e semplificare la vita anche a quelli che sono incapaci di concentrarsi su un’inquadratura. Benché lui sia prodigo di supporti, c’è sempre qualcuno che posta delle foto di paesaggi alpini con una mucca tagliata a metà, di cui si vede solo il posteriore, oppure una città d’arte con il cassonetto dell’umido, traboccante di rifiuti organici, in primo piano.</p>
<p>Instragrammucciolo sorride e strabuzza gli occhioni, sforna a manetta sofisticate applicazioni, che dovrebbero trasformare persino me in un premio pulitzer, ma malgrado questo viene invaso da orde di sprovveduti dediti all’improvvisazione che fanno stalking al gatto di casa e lo postano, tendono agguati al cane e li postano, si fanno selfie e li postano, mangiano guardando in camera e postano orride foto mentre masticano con vigore, esibendo in primo piano la foglia di lattuga tra i denti, infine chiudono in gloria fotografandosi i piedi, e li postano.</p>
<p>Lui tiene duro e continua a sorridere. Ogni tanto mi viene il dubbio che sia un po’ scemo, ma poi penso che ha reso la fotografia un po’ più democratica e meno supponente e allora lo perdono.</p>
<p>Se vuoi spiccare il volo con il social più incompreso della rete segui <a href="http://webities.net/instagram-fly-method/" target="_blank">Davide Dal Maso</a></p>
<blockquote><p>Consiglio per Biancaneve: smetti di cinguettare e cerca di capire come sono fatti i nani, magari, se comprendi come funziona, trovi un Principe vero</p></blockquote>
<blockquote><p>AMEN</p></blockquote>
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		<title>Il follow up della zia Bettina</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Feb 2016 09:03:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La scrittura social, dalla letterina di Natale a Linkedin Perché si scrive? Per passione, per sfogarsi, per lavoro, per piacere, per forza. Scrivere è difficile, impossibile, faticoso; è bello, gratificante, divertente. Quando ero piccola, oltre a leggere avidamente tutto ciò &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/web/il-follow-up-della-zia-bettina/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La scrittura social, dalla letterina di Natale a Linkedin</strong></p>
<p>Perché si scrive?<br />
Per passione, per sfogarsi, per lavoro, per piacere, per forza.<br />
Scrivere è difficile, impossibile, faticoso; è bello, gratificante, divertente.</p>
<p>Quando ero piccola, oltre a leggere avidamente tutto ciò che mi passava sotto mano, scrivevo.<br />
Per il piacere di rileggere i miei pensieri, finalmente messi in ordine e spinti verso un senso, che all’inizio non conoscevo e che scoprivo poco a poco.</p>
<p>Qualche volta invece mi toccava scrivere per forza: gli auguri di Natale e Pasqua e compleanni.<br />
Una volta si usava così.<br />
La mia allenatrice alla scrittura “per dovere” era la zia Bettina, che mi costringeva a interminabili sedute in cui riempivo pacchi di cartoline e bigliettini, con le frasi di rito.<br />
Non solo le feste comandate, anche ringraziamenti per regali ricevuti, condoglianze, congratulazioni per matrimoni, feste, battesimi, comunioni e cerimonie affini.</p>
<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2016/02/Zia_Bettina2_Resize.jpg"><img title="Zia_Bettina2_Resize" class="alignleft size-full wp-image-1198" alt="" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2016/02/Zia_Bettina2_Resize-e1455354903797.jpg" width="500" height="448" /></a></p>
<p>La zia Bettina era un drago del follow up: intratteneva le relazioni come il più assiduo dei marketer.<br />
Non le sfuggiva nulla: ricordava a memoria i compleanni di tre generazioni di parenti e parenti acquisiti, era preparatissima sul “santo del giorno” e non vi era onomastico, anche degli omonimi del più oscuro martire minore, che non venisse minuziosamente memorizzato e registrato.</p>
<p>Molto prima di Zuckerberg la zia Bettina faceva networking, con una determinazione degna di un marine in allenamento.<br />
Io ero il suo soldato palladilardo.</p>
<p>Quanto ho odiato i bigliettini da spedire con le frasi di circostanza “tanti cari auguri”, “migliori auguri di buon anno”, “sentite condoglianze”; ricordo la volta in cui mi volle costringere all’orrida rima “un bacetto, Gina Moretto”. Lì mi ribellai.<br />
Fu in quel giorno che nacque in me l’odio per le ripetizioni e l’avversione per i funnel che, lo so, funzionano, ma non per chi ha avuto una ziaBettina nell’albero genealogico.</p>
<p>L’eredità preziosa dell’ineffabile zia è la passione per le relazioni.<br />
<strong>Il desiderio di comunicare – per iscritto – con le mie reti, in modo unico e personale.</strong></p>
<p><strong>COSA FUNZIONA PER ME<br />
Farmi le domande<br />
</strong>Se decido di stare sui social da professionista è bene che mi faccia delle domande.<br />
- Quali sono i miei obiettivi di business?<br />
- E quelli di marketing?<br />
- A chi sto parlando?<br />
- Cosa voglio che la mia rete faccia per me?<br />
- Cosa faccio di buono per la mia rete?<br />
- Il mio obiettivo cambia o è sempre lo stesso?<br />
Tutte queste domande, periodicamente, me le faccio per iscritto:<br />
Vi assicuro che fa la differenza.</p>
<p><strong>Parlare in prima persona<br />
</strong>La prima persona è la voce dell’autobiografia.<br />
Da Rousseau a <em>“longtemps je me suis couché de bonne heure”<br />
</em> parlare in prima persona significa mettersi in gioco e cercare la relazione.<br />
Sui social, prima viene la persona, il “chi sono”, poi l’azione, il “cosa faccio”.<br />
I ruoli sono utili per farsi ricercare su Google, ma quando le persone arrivano da me devono trovare l’unicità, il tratto distintivo, che le farà decidere di relazionarsi con me.</p>
<p><strong>Rispondere. Sempre<br />
</strong>Il minimo che posso fare quando qualcuno mi contatta è rispondergli.<br />
Una persona che mi contatta mi regala il suo interesse, il suo tempo, il suo valore.<br />
La risposta – il più tempestiva possibile –<br />
è l’equo scambio che fa comprendere al mio interlocutore che lui per me, vale.</p>
<p><strong>Mettere luce nelle relazioni: la magic mail.<br />
</strong>La scrittura è il mio strumento di lavoro<br />
e la uso per mettere in contatto tra loro le persone di valore.<br />
<a href="https://www.linkedin.com/in/lucabozzato" target="_blank"> Luca Bozzato</a> nei suoi corsi parla della magic mail.<br />
Una magic mail è un breve testo nel quale spiego ai miei due interlocutori, possono essere anche di più</p>
<ul>
<li>Perché li sto mettendo in contatto</li>
<li>Quali sono le caratteristiche di ognuno di loro in cui io riconosco valore</li>
<li>Soprattutto la mia esperienza di relazione professionale con ciascuno.</li>
</ul>
<p><strong>Scrivere segnalazioni su Linkedin<br />
</strong>Linkedin è la piattaforma di relazione professionale per eccellenza.<br />
Offre quindi la possibilità di scrivere brevi segnalazioni<br />
sui professionisti della mia rete con cui lavoro.<br />
Meglio essere brevi, sintetici, chiari.<br />
A nessuno interessa sapere che Tizio è simpatico e Caio ha un master.<br />
Ciò che conta è come Tizio si relaziona e in che modo il master di Caio<br />
può garantire le competenze adeguate a un ruolo professionale.</p>
<p>Lo schema ideale per la segnalazione è:</p>
<ul>
<li>Ho lavorato/lavoro con lui/lei</li>
<li>Riconosco che è bravo/bravissimo in questo lavoro</li>
<li>Apprezzo le sue competenze tecniche nel tale settore</li>
<li>Garantisco che sarà di aiuto nello svolgere la tale mansione</li>
</ul>
<p>______________________________<br />
La scrittura nell&#8217;era dei social ancora serve.<br />
Grazie ZiaBe.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>LinkedIN Clinic. Profili a cuore aperto.</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2015 09:09:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[‪#‎LINKEDINCLINIC‬ ============== martedì 10 novembre dalle 18 alle 20 su blab Giulia &#8220;TantaRoba&#8221; Bezzi Luca Bozzato &#8211; Filosofo dal Cuore Social Regina Moretto &#8211; Manovale della Comunicazione si sono prodigati in un&#8217;analisi LIVE in diretta di 4 profili Linkedin andando ‪#‎drittialcuore‬ del &#8230; <a href="http://www.ariarosa.it/web/linkedin-clinic-profili-a-cuore-aperto/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=2DYplfeM-vM&amp;feature=youtu.be" target="_blank">‪#‎LINKEDINCLINIC‬</a><br />
==============<br />
martedì 10 novembre dalle 18 alle 20 su blab<br />
<a href="https://www.linkedin.com/in/giuliabezzi" target="_blank">Giulia &#8220;TantaRoba&#8221; Bezzi</a><a href="https://www.facebook.com/giulia.bezzi.56"><br />
</a><a href="https://www.linkedin.com/in/lucabozzato" target="_blank">Luca Bozzato</a> &#8211; Filosofo dal Cuore Social<br />
<a href="https://www.linkedin.com/in/reginamoretto" target="_blank">Regina Moretto</a> &#8211; Manovale della Comunicazione<br />
si sono prodigati in un&#8217;analisi LIVE in diretta<br />
di 4 profili Linkedin<br />
andando <a href="https://www.facebook.com/hashtag/drittialcuore?source=feed_text&amp;story_id=10208055512654727">‪</a><a href="http://www.drittialcuore.it/" target="_blank">#‎drittialcuore</a>‬ del profilo dei 4 fortunati<br />
che hanno ottenuto un bel checkup gratuito.</p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=2DYplfeM-vM&amp;feature=youtu.be" target="_blank">Clicca qui</a> per vedere la registrazione.</p>
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<p><a href="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2015/11/DAC_IN_blab.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1148" title="DAC_IN_blab" src="http://www.ariarosa.it/wp-content/uploads/2015/11/DAC_IN_blab-e1447198982230.jpg" alt="" width="500" height="419" /></a></p>
<p>E&#8217; stata la nostra prima esperienza.<br />
Sono molto soddisfatta.<br />
384 iscritti, persone online partecipanti e attive, ma il motivo che mi ha dato più gioia è:</p>
<p>abbiamo avuto la conferma che<br />
<strong>nel mondo ci sono persone che possiedono il vero WHY, la spinta, la forte motivazione<br />
</strong>a proporre ciò che fanno.</p>
<p>Questo post è per loro.</p>
<p>Per <a href="https://www.linkedin.com/in/gianlucagorlani" target="_blank"><strong>Gianluca Gorlani</strong></a> ideatore de<br />
<strong><a href="https://www.linkedin.com/pulse/il-manager-con-gli-stivali-rilettura-del-marchese-di-carab%C3%A0-gianluca" target="_blank">IL MANAGER CON GLI STIVALI E IL MARQUESS MARKETING<br />
</a></strong>Con lui, che esordisce nel suo riepilogo con la frase<br />
<em>&#8220;Lavoro felicemente nella <a href="http://www.fiv.it/portal/it/fiv/" target="_blank">Fabbrica Italiana Valvole</a>&#8220;</em><br />
abbiamo visto come i manager e i collaboratori delle aziende possano dare lustro, incrementare l&#8217;immagine aziendale, apportare energia luminosa all&#8217;attività, grazie  alla condivisione della loro &#8220;felice&#8221; esperienza.<br />
Finiti i tempi in cui si pensava che un collaboratore sui social stesse cazzeggiando.<br />
Se il collaboratore sta sui social da professionista ti sta aiutando.<br />
Se parla bene della sua azienda attirerà i talenti, perché quelli bravi non vogliono lavorare nelle aziende tristi e cazzone.<br />
Seguitelo perché ha moltissimo da dire.</p>
<p>Per <strong><a href="https://www.linkedin.com/in/davidebombarda" target="_blank">Davide Bombarda</a></strong> e la moglie <strong>Floriana<br />
</strong><strong><a href="http://www.tobeformazione.org/" target="_blank">APPASSIONATI COLTIVATORI DI LIBERI TALENTI</a></strong><br />
che hanno un sogno così grande nel cuore che ci hanno fatto venire i brividi.<br />
Nel Portale che illustra l&#8217;attività formativa della loro ONLUS<br />
<a href="http://www.tobeformazione.org/" target="_blank">To Be Formazione<br />
</a>il payoff è <em>&#8220;Per essere  quello che vuoi essere&#8221;</em>.<br />
Abbiamo sentito parole affascinanti come una musica:<br />
la musica di chi crede che il mondo si possa cambiare.<br />
Come lo cambiamo?<br />
Aprendo le menti e i cuori della gente: aiutando i genitori a sviluppare e sostenere i talenti dei loro figli; insegnando ai giovani che la dipendenza non è benessere, che essa sia da droghe, alcool, gioco d&#8217;azzardo o tecnologia, mentre la creatività e le relazioni tra le persone invece sì.<br />
Loro lo cambiano facendo kilometri, seguendo i migliori per formarsi e imparare, perché quando credi in qualcosa non c&#8217;è distanza che tenga, non ci sono controintenzioni che ti fermano.<br />
Con gli occhi lucidi abbiamo cercato di dare tutto ciò che potevamo per mettere anche la nostra energia a sostegno di questo cammino.<br />
Queste sono le persone che voglio nella mia rete.</p>
<p>Per <strong><a href="https://www.linkedin.com/in/andrea-capoferri-2118bb67" target="_blank">Andrea Capoferri</a><br />
<a href="https://www.linkedin.com/company/9474928?trk=prof-0-ovw-curr_pos" target="_blank">SOLIDO COSTRUTTORE DI RELAZIONI</a></strong><br />
che con la sua piattaforma MLS mette in rete costruttori e agenzie immobiliari.<br />
E che c&#8217;è di strano?<br />
Lo fanno in tanti.<br />
Questo è certo: il web pullula di piattaforme per l&#8217;intermediazione immobiliare,<br />
ma quante ti danno la garanzia che tutti i contatti siano &#8220;personali&#8221; e &#8220;garantiti&#8221; da qualcuno che ci mette la faccia?<br />
L&#8217;immobiliare è uno dei mercati più colpiti da crisi e difficoltà finanziarie.<br />
Cantieri sospesi, case sfitte e invendute, che nemmeno le banche vogliono più, perché, a forza di ipoteche, anche gli istituti bancari sono sommersi da immobili il cui valore cala.<br />
Questo è un mercato che ha un forte bisogno di aiuto e di professionisti, semplici, umani e solidi.<br />
Chiamatelo e parlate con lui, perché è così modesto che nel suo profilo &#8211; per ora &#8211; dice molto meno di quanto possa darvi.</p>
<p>Per <a href="https://www.linkedin.com/in/marcocappi" target="_blank"><strong>Marco Cappi</strong><br />
</a><strong><a href="http://piuvendite.it/" target="_blank">GRANDE MENTORE PER PICCOLE IMPRESE</a><br />
</strong>che in un mercato in cui le storie horror sono all&#8217;ordine del giorno<br />
guida le PMI a realizzare lo scopo aziendale di avere il bilancio in attivo e le fa svoltare verso il lieto fine.<br />
Le Piccole Medie Imprese italiane sono leggendarie per la loro capacità di sostenere l&#8217;economia, ma a forza di dare energia a un sistema complicato, ormai rischiano il tracollo.<br />
L&#8217;Italia ha ancora il primato dei migliori produttori, degli artigiani più creativi, delle piccole aziende che possono fare storia nel loro settore, ma tutto questo annega nel mare della crisi, degli insoluti, della concorrenza a basso costo.<br />
Le strade sono due: la più semplice è dare la colpa ai cinesi, allo stato, ai clienti che non pagano; la più interessante è trovare un metodo per fare ciò per cui le aziende nascono: produrre ricchezza.<br />
Marco lo sa fare, ma se siete troppo occupati a lamentarvi lasciate perdere: lui è come noi, aiuta solo chi se lo merita davvero.</p>
<p>Abbiamo messo tutto il nostro amore in questo incontro e<br />
lavorandoci abbiamo compreso meglio cosa significa <a href="https://www.facebook.com/hashtag/profililinkedinbelliebuoni?source=feed_text&amp;story_id=10208055512654727">‪</a>#<strong>‎ProfiliLinkedinBelliEBuoni<a href="https://www.facebook.com/hashtag/profililinkedinbelliebuoni?source=feed_text&amp;story_id=10208055512654727">‬<br />
</a></strong>Significa che NOI FACCIAMO LA DIFFERENZA.</p>
<p>Se volete saperne di più guardatevi la registrazione del <a href="https://www.youtube.com/watch?v=2DYplfeM-vM&amp;feature=youtu.be">BLab di ieri.</a><br />
Grazie per averci seguito.<br />
Stay tuned!</p>
</div>
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