WEB28 luglio 2017

Biancaneve e i 7 Social

Rassegna fiabesca sulle insidie del social media marketing, ovvero come e qualmente una svampita come Biancaneve è impossibile che ne esca viva

Ho sempre pensato che Biancaneve non fosse granché intelligente, ma di sicuro era una che aveva culo. Scatena le ire della matrigna ossessionata dall’immagine, che pensa di vincere eliminando i competitors e assolda un killer; purtroppo ne trova uno di seconda mano, caratterizzato da un burroso cuore tenero che, al momento di sferrare il colpo fatale, vacilla, risparmiando la vita all’odiata sciacquetta.

Biancaneve erra per un po’ nel bosco, poi piomba in casa e nella vita di 7 poveracci che si fanno il mazzo a lavorare e decide di installarsi da loro, cinguettando canzoni di sanremo. Loro la accolgono di buon grado e, benché lei sia svanita e accetti mele dagli sconosciuti – forse sperando così di incontrare SteveJobs – grazie al loro sostegno prima o poi arriva il presunto epilogo positivo: un cliente sul cavallo bianco arriva da lei che giace – tanto per cambiare – stesa, tramortita e inconsapevole, in una bara di cristallo, ché la trasparente visibilità – si sa – è importante. Lui la bacia e il resto si vuol credere che sia lieto fine.

Biancaneve, ma chi è? Biancaneve è il solito utente dei social, che li usa tutti e non ne conosce nemmeno uno.

Un po’ zoccola, un po’ svanita, salta da uno all’altro senza rendersi conto che SONO DIVERSI. I poveri social fanno il loro dovere meglio che possono e, prima o poi, anche per Biancaneve qualche contatto arriva, ma non sempre si tratta di clienti principeschi.

Io a Biancaneve continuo a preferire Grimilde che, se non altro, facendo il suo onesto lavoro di competitor, contribuisce a migliorare il mercato e poi è sempre impegnata a farsi domande guardandosi allo specchio. Sarà anche un po’ egocentrica, ma almeno si interroga sui massimi sistemi, mentre Biancaneve o dorme e attende che il cliente si accorga di lei, oppure si affida ai nani, senza chiedersi quale sarà il prezzo da pagare se si relaziona con loro con leggerezza.

Di questi nanetti industriosi ho una mia percezione, che sarà certamente di parte, ma in fondo rende l’idea di come un utente normodotato si relazioni con loro. Per le strategie superiori rivolgersi agli esperti.

1.   LinkeDotto lo spocchioso, anche se non ti sta simpatico ti conviene considerarlo

Di primo acchito è antipatico. Non è amichevole, si atteggia a super competente, usa un linguaggio tutto suo, parla inglese anche quando si potrebbe benissimo parlare italiano, non fa nulla per renderti la vita facile. Sfoggia un’arietta spocchiosa da super intenditore e per capire come ragiona ci vogliono i maghi come Luca Bozzato.

Luca ti spiega come trattarlo, in modo che anche tu, un giorno, riesca a postare un contenuto su Pulse, perché LinkeDotto ti fa sudare sette camicie: una volta dovevi passare all’inglese, poi chiedere per favore, poi provare a postare e, per un po’, ha funzionato. Poi il subdolo nanetto ha finto di permetterti di postare su Pulse senza dover saltabeccare da una lingua all’altra, ma in realtà Pulse non funzionava più. Ti devi avvicinare sempre con umile reverenza, inchinarti e pregare che l’editor formatti il testo come vuoi tu.

A LinkeDotto non va che si dica che un contenuto “piace”: il piacere qui è bandito, al massimo puoi “consigliare”, ma attento! Se commetti errori LinkeDotto, come tutti i saccenti perfezionisti, non perdona. Se consigli un contenuto a caso, LinkeDotto ne terrà conto e la tua bacheca verrà invasa da altre stronzate. Insomma, bada a come parli, occhio a come ti muovi, meglio chiedere aiuto. Lui ogni tanto qualche sforzo per sembrare umano come i suoi fratelli lo fa, ma gli viene malissimo. Quando lo incontri ti passa la voglia di stare in sua compagnia, perché la fatica la devi sempre fare tu, però…

Però – accidenti a lui – LinkeDotto, forse proprio perché se la tira, ha un mucchio di gente che va alle sue feste. Lui è esigente e un po’ all’antica: non ti presentare in canotta e ciabatte, perché sennò non ti farà parlare con gli invitati che contano. Ora che è stato corteggiato e conquistato da microsoft se la tira anche di più e ti costringe a riscrivere il Riepilogo se vuoi che i tuoi dati di contatto siano visibili nelle prime righe dei risultati; i progetti invece li ha fatti sparire, ma il perché non è dato di saperlo. LinkeDotto sta nell’ombra, pronto a sanzionare i tuoi errori di comunicazione e a scrutare chi fa passi falsi, ma se ti comporti da bravo ospite ti lascia in pace e finalmente puoi conoscere gente interessante.

Una cosa è certa: prima o poi i cialtroni LinkeDotto li fa fuori. Forse questo è ciò che me lo rende accettabile.

2.   Pisolo Youtubolo, anche se lui schiaccia un pisolino, tu non dormire e ricordati che le descrizioni dei contenuti e le parole chiave funzionano anche qui

Youtubolo sbadiglia e si stende ovunque per fare un sonnellino, come Pisolo. La sua interazione è ridotta ai minimi termini, ma è presente su qualsiasi superficie, che gli permetta di schiacciare un pisolino. Youtubolo si può sdraiare dappertutto, basta copiare incollare il link, di sicuro è indispensabile se vuoi caricare dei video sugli altri social perché è il modo più veloce e leggero per far vedere i contenuti video alle tue reti. Si spaccia per super collegato, ma a me dà sempre l’impressione che i video siano un ottimo modo per “colpire” l’interlocutore senza doversi troppo coinvolgere, si sa “verba volant, scripta manent”. Quando registri il tuo video, se sei un professionista, tieni in pugno l’interlocutore: la potenza dell’immagine, parlante e in movimento, può ipnotizzare chi ti guarda. Tu parli, guidi, conduci e l’altro ascolta, assorbe, segue. Se invece sei un ignobile cialtrone produci video che vanno oltre i 2 minuti, a inquadratura fissa, magari con il tuo letto sfatto alle spalle e il sottofondo musicale di RadioBuea. Quando ancora ero inconsapevole l’ho fatto pure io. Poi ho incontrato i veri professionisti, mi sono innamorata di Youtubolo e ho smesso di produrre video fatti in casa.

Detesto i webinar e i video tutorial, perché non sopporto di dover stare lì ad attendere che un altro decida in che tempi dispensarmi le sue pillole di saggezza. Pratico con soddisfazione le tecniche di lettura veloce e kindle è la mia risorsa preferita: posso leggere 3 libri di 200 pagine in una notte senza annoiarmi, cogliendo il succo del discorso e selezionando velocemente quello che mi serve. Ma Monty Montemagno dice che entro 5 anni la percentuale degli utenti che guarderà solo video aumenterà a dismisura. Credo abbia ragione, perché la pigrizia vince sempre sulla volontà di impegnarsi.

Quindi arrendiamoci all’evidenza: i video sono indispensabili. Se girati da un professionista, meglio. Sennò verremo invasi da faccioni selfie autoprodotti che cianciano di contenuti senza senso, mentre mangiano, stanno in spiaggia, guidano, camminano. L’unico momento di eccitazione in queste produzioni da sfigati lo si ottiene quando, distratti dal telefonino, vanno a sbattere contro un palo o vengono inculati dall’auto che li segue.

In quel momento diventano virali.

3.   Brontolo Facebookolo, nato per il cazzeggio, adesso cambia marcia - forse

A me Facebookolo sta simpatico. Non è complicato, ti sembra di capire subito come prenderlo, si relaziona con tutti, ti permette di dare l’amicizia a cani e porci. Aziende che si spacciano per persone, persone che si nascondono dietro avatar, foto di gattini e cagnetti al posto dell’immagine di profilo, Facebookolo manda giù tutto. L’importante è avere un bel via vai di gente in casa. Quindi è anche pieno di squilibrati che litigano e delirano. Però lo frequento con piacere, perché è semplice. Puoi creare eventi, farti una pagina con facilità, condividere contenuti di tutti i tipi. Facebookolo ha un solo difetto, che rischia di diventare pericoloso: censura contenuti di valore, secondo una logica che capisce solo lui. Le mamme che allattano te le banna perché si vede una tetta e, dal suo punto di vista, sono lesive della morale, ma permette foto di animali maltrattati. Vigila sui tags in modo arbitrario, per cui ti puoi ritrovare con giorni di sospensione per aver taggato persone consenzienti su contenuti di loro interesse, mentre altri ti spammano allegramente taggandoti tre volte al giorno nella foto del dentino del figlio, nel post del Convegno dei nazisti dell’Illinois, nel video fatto in casa della zia Pina che cucina la zuppa di cavolo nero.

Con Facebookolo si deve stare attenti, perché lui riceve in casa chiunque. Si presenta amichevole, ma proprio come fanno molte persone nella vita reale, nasconde delle insidie. Il tono generale in casa sua è quello lamentoso-rabbioso, ma se non ti fai travolgere e sai come prenderlo ti può dare soddisfazione. Nel 2017 sono arrivate tante novità, il profilo video e altre chicche, ma purtroppo Facebookolo ha anche deciso di fare concorrenza al suo fratello serio LinkeDotto e adesso vuole fare business pure lui. In effetti funziona e quindi facciamoci aiutare da qualcuno che ne sa, come Davide Dal Maso

Anche perché ormai molti utenti usano Facebookolo come motore di ricerca. Arrendiamoci.

4.   TwitterEolo va capito e comunque, benché ne abbiano più volte annunciato la fine, è ancora vivo e vegeto

Twitterolo è lieve e potente come uno sternuto. Sintetizza tutta la sua comunicazione in quel breve attimo in cui spara fuori aria concentrata e compressa. 140 goccioline gli sprizzano dal naso e si disperdono nell’etere. E’ contagioso perché quando sternutisce forte e con intenzione, il suo strombazzare viene ripetuto da tanti altri.

Può sembrare malato grave, ma non lo è. Lo hanno dato per spacciato molte volte, annunciandone la fine, ma lui resiste.

Se riesci a capirne il senso i suoi sternuti diventano un’armonia, ma per farlo non hai alternativa: o segui qualcuno di bravo, come Francesca Anzalone, che ti svela tutti i segreti del Digital PR, oppure ti dovrai accontentare di restare lì ad ascoltarlo sternutire, sentendoti emarginato e impotente.

5.   Mammolo Pinterest con il tempo lo apprezzi, se lo prendi per quello che è. Comunque ne puoi sfruttare le caratteristiche per promuoverti

Un timidone. Sensibile a suoni e colori, annaffia fiori, colleziona farfalle, disegni e immagini.

Come tutti i timidi non si presta a grandi conversazioni, va preso così com’è, pieno di buone intenzioni e siccome non è poi malaccio e, se usato con intelligenza ti introduce presso i fratelli più ciarlieri, stare qualche oretta in sua compagnia vale la pena.

6.   GooglongoloPlus il più inutile dei nani – dico io

Di quel ciccione di Googlongolo Plus c’è poco da dire. Tutti abbiamo a che fare con lui, anche se ci sta simpatico come un mal di pancia.

Considerato una necessità, lo subisci quando un’agenzia web ti fa il sito e nella parte social ci caccia dentro Googlongolo d’ufficio. Non si sa perché: non lo sai tu, non lo sa l’agenzia e non lo sa nemmeno lui. Comunque è figlio d’arte e, per compiacere babbo Google o per paura che il fatto di ignorarlo possa scatenare su di noi le ire funeste di Sua Maestà Google l’Onnipotente, ci si adatta a malincuore a tenere un account Google Plus.

Disadorno, segue una logica network egocentrica, in cui tu devi decidere in quali cerchie inserire i contatti, ma la reciprocità non è garantita. Ti costringe a cervellotici ragionamenti per stabilire chi va in quale contenitore e poi ti presenta alla rinfusa qualunque contenuto in una bachecona gigante in cui forse spera che l’abbondanza ti confonda e ti faccia addivenire a più miti consigli nei suoi confronti.

Quando ti ricordi che esiste e torni sulla tua bacheca, ti fa anche sentire in colpa perché sei costretto a prendere nota del fatto che sono passati alcuni mesi dall’ultima volta che ci hai postato dentro qualcosa, ma il fatto che, alla fin fine, i tuoi contatti si comportino proprio come te e il loro ultimo aggiornamento risalga alla caduta dell’Impero romano d’oriente, ti consola un pochettino e ti fa sentire meno solo.

Fai spallucce e torni allegramente a cazzeggiare con Facebookolo.

7.   Instagrammucciolo il più incompreso della rete. Potrebbe dare tanto, ma tutti lo bistrattano

E’ il piccolo, ultimo arrivato. E’ muto e questo lo rende simpatico. Poche parole e molti fatti: immagini in primo piano e solo qualche mugolìo, qui e là.

Certo che tutti quegli hashtag insensati, scritti e disseminati a spaglio nel vano tentativo di acchiappare un po’ di followers ti irritano, ma poi Instagrammucciolo ti sorride con le sue microstorie sdentate e tu ti intenerisci.

I suoi sostenitori lo difendono a spada tratta, affermando che è il social per eccellenza, che è un social visivo, che solo le immagini hanno senso, ma a te resta sempre il dubbio che, se continuano a usarlo in quel modo, dipenda dal fatto che sono degli analfabeti di ritorno, che hanno scordato i bei tempi in cui la maestra insegnava loro a vergare semplici frasi, composte di soggetto, verbo, complemento.

In fondo, però, Instagrammucciolo non ne ha colpa, povera creatura. Lui continua a sorridere e a tentare di ingraziarsi il pubblico facilitando sempre più il compito a chi vuole sentirsi un super fico anche se fa le foto con il telefonino. Ti aiuta in tutti i modi, questo gli va riconosciuto: la foto più sgrausa e schifosa te la lascia trasformare in un capolavoro, grazie ai filtri e alle modifiche incluse nell’app. Ha persino permesso che dal formato quadrato si passasse al rettangolare per facilitare il compito e semplificare la vita anche a quelli che sono incapaci di concentrarsi su un’inquadratura. Benché lui sia prodigo di supporti, c’è sempre qualcuno che posta delle foto di paesaggi alpini con una mucca tagliata a metà, di cui si vede solo il posteriore, oppure una città d’arte con il cassonetto dell’umido, traboccante di rifiuti organici, in primo piano.

Instragrammucciolo sorride e strabuzza gli occhioni, sforna a manetta sofisticate applicazioni, che dovrebbero trasformare persino me in un premio pulitzer, ma malgrado questo viene invaso da orde di sprovveduti dediti all’improvvisazione che fanno stalking al gatto di casa e lo postano, tendono agguati al cane e li postano, si fanno selfie e li postano, mangiano guardando in camera e postano orride foto mentre masticano con vigore, esibendo in primo piano la foglia di lattuga tra i denti, infine chiudono in gloria fotografandosi i piedi, e li postano.

Lui tiene duro e continua a sorridere. Ogni tanto mi viene il dubbio che sia un po’ scemo, ma poi penso che ha reso la fotografia un po’ più democratica e meno supponente e allora lo perdono.

Se vuoi spiccare il volo con il social più incompreso della rete segui Davide Dal Maso

Consiglio per Biancaneve: smetti di cinguettare e cerca di capire come sono fatti i nani, magari, se comprendi come funziona, trovi un Principe vero

AMEN

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5 risposte a Biancaneve e i 7 Social

  1. Emanuela scrive:

    Complimenti per l’articolo: mi ha fatto fare un sorriso e due riflessioni
    grazie!

  2. Molto divertente e utilissimo anche per entrare in contatto con i nani meno conosciuti!

    • admin scrive:

      Grazie Marcella. Grazie soprattutto per aver commentato. Sono i commenti dei navigatori che danno senso al mio lavoro.

  3. rosanna scrive:

    Brava Regina.
    Insuperabile, chiara e comprensibile per tutti.

    • admin scrive:

      Grazie Rosanna. Mi fa piacere di essere definita “comprensibile”: ritengo che questa sia una forma di rispetto verso le persone che mi leggono e mi seguono.

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